29 marzo 2009

E IL “GRANDE ORECCHIO” DI FERRUCCIO SARO


DI ROBERTO GALULLO

Premessa gridata: non ho le idee chiare su quanto sta accadendo intorno alla figura di Gioacchino Genchi. Mi arrovello, questo sì, lo ammetto: è un vicequestore – quindi un uomo dello Stato – al fedele servizio della Giustizia o un furbacchione che si è fatto prendere la mano dal ricco business delle intercettazioni?
E’ un fido consulente della magistratura o, magari con il tempo, è caduto nella tentazione di usare quei tracciati telefonici come arma di ricatto nei confronti dei potenti?
Non so dare risposte ma parto sempre dalla buona fede e poi – nel momento in cui ne scrivo e dunque in attesa di ciò che la Storia racconterà di lui tra qualche tempo – il paffuto e scaltro vicequestore in aspettativa mi sta simpatico. Sarà compito della magistratura – che su Genchi sta indagando – provare a squarciare il velo dei (mille) dubbi.
Le mie idee confuse – e diffidate cari amici di blog da chi sui giornali scrive di averle chiarissime al riguardo – non mi impediscono di mettere in fila fatti o di riflettere con voi su alcune coincidenze.
Partiamo dai fatti. Ebbene, se vi andate a leggere il decreto con il quale la Procura di Salerno ha disposto il sequestro degli atti Why Not della Procura di Catanzaro, non vi sfuggiranno alcune cose.
Certo, bisogna leggere le carte in profondità, come ho fatto per il Sole-24 Ore del quale mi onoro di essere un inviato.
In due inchieste – del 10 dicembre 2008 e del 25 gennaio 2009 - ho tracciato il quadro di quello che, sinteticamente, il quotidiano ha definito “la nuova P2” (le inchieste sono state riprese a man bassa e ne troverete tracce anche navigando su Internet). In questo comitato di interessi (chiamiamolo così), secondo Luigi De Magistris, operavano e operano personaggi e imprese per i quali il controllo delle intercettazioni telefoniche è solo un tassello di una rete molto ma molto più ampia di controllo dello Stato dal suo interno.
Nel business delle intercettazioni ha gettato l’occhio (anzi l’orecchio) da tempo (e in maniera legittima, per carità, fino a prova contraria) Finmeccanica attraverso la sua società Datamat. E chi era l’uomo che da stava seguendo – secondo il Pm Luigi De Magistris – molto da vicino il caso per l’azienda? Luigi Bonferroni, chiacchieratissimo come massone anche se lui – da ultimo in una lettera inviata al Sole – ha smentito tutto. Bonferroni siede nel cda di Finmeccanica.
Ma, per farla breve, di questo “Grande Occhio e Grande Orecchio” del “Grande Fratello” che vive (e vuole vivere) all’interno dello Stato, fanno parte anche alcuni uomini e aziende che, nell’ordine, lavorano o lavoreranno proprio per conto dello Stato nella digitalizzazione degli archivi informatici della Giustizia, della Guardia di Finanza, delle pubbliche amministrazioni, delle Procure e delle Direzioni antimafia. Molti di loro sono in odore di massoneria deviata. Alcune società addirittura infiltrate da uomini – poi allontanati – della ‘ndrangheta che, come sanno i cultori della materia, in Calabria siedono spesso e volentieri nelle logge massoniche coperte. Anzi: copertissime.
Come Luigi De Magistris ha fatto mettere nero su bianco ai colleghi di Salerno, egli stava lavorando su una rete inconfessabile e inquietante di potere parallelo all’interno dello Stato. Insomma: la nuova P2. Se questo fosse vero – e i fatti che ho messo in fila nelle due inchieste sono lì a disposizione di tutti, anche per essere smentiti, ma con altri fatti, non a chiacchiere - si capisce dunque perché proprio sulle intercettazioni, il primo e più importante tassello del “grande fratello”, tantissimi politici e il premier Silvio Berlusconi, che della vecchia P2 aveva la tessera n.1816, abbiano fatto e facciano una battaglia senza precedenti: non solo sull’uso ma anche sul ricorso esterno ai consulenti.
Con Sua Emittenza stanno – si badi bene - parti importanti del Governo e dell’opposizione (opposizione? Bah, non me ne ero mai accorto!). Di qui al nuovo testo sulle intercettazioni telefoniche (che tutte le Procure difendono, attaccando il provvedimento governativo) il passo è stato breve.
Ma perché proprio ora? Non lo sapevano da tempo i politici che Genchi (e non solo lui) lavora come consulente per le Procure (molte, in vero, non lo hanno mai amato troppo e questo va detto e ricordato). Non lo sapevano che l’uso dei file e della loro archiviazione o memoria andava regolamentato? Già, perché proprio ora…
E allora veniamo alle riflessioni, sulla scorta di una storia che – chissà perché – alcuni raccontano solo tra i corridoi delle stanze del potere.
Bene. La storia e questa e parte da una premessa: Genchi avrebbe (sottolineo avrebbe) costituito una copia di tutti i file analizzati ed elaborati negli anni. In Italia o all’estero non si sa. Certo è che non sarebbe tecnicamente impossibile. Ebbene, in questi file – copiati a propria tutela e dunque per autodifesa, secondo i benevoli, copiati per essere sempre pronto a ricattare, secondo i maligni – Genchi avrebbe copia, in particolare, dei tracciati telefonici intercorsi proprio tra il premier Silvio Berlusconi, l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, alcuni magistrati antimafia, il Procuratore Antimafia Piero Grasso e Totò “vasa vasa” Cuffaro. Non necessariamente in questo ordine, anzi.
E perché sarebbero così importanti questi tracciati? Perché – secondo molti – conterrebbero la prova-provata che Cuffaro – sotto inchiesta per i suoi rapporti in odore di mafia – veniva costantemente aggiornato sullo stato dell’arte da Berlusconi. Fantasie? Non lo so, me lo auguro, ma per certo so che il 2 maggio 2008 il Gup di Palermo Fabio Licata ordinò la distruzione di tutte le intercettazioni dei colloqui tra Berlusconi e Cuffaro avvenute tra il 2003 e il 2004. Compresa quella in cui il 10 gennaio 2004 Berlusconi tranquillizzava Cuffaro sulle indagini che si stavano abbattendo su di lui. Ne era certo, avendone parlato con l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu (che però nega di aver mai parlato con Berlusconi di queste vicende giudiziarie e che nell’attuale legislatura è diventato presidente della Commissione parlamentare antimafia). Nella stessa telefonata Cuffaro avverte Berlsuconi che c’è “qualche magistrato che fa le bizze”.
Un’altra cosa che so per certo è che alla distruzione delle bobine erano favorevoli i Pm Michele Prestipino, Nino Di Matteo, Maurizio De Lucia e Giuseppe Pignatone. Contro la distruzione si schierarono il Pm Antonio Ingroia, il collega Domenico Gozzo e il capo della Repubblica di Palermo Francesco Messineo che aveva preso il posto di…Di chi? Ma di Piero Grasso, nominato l’11 ottobre 2005 a capo della Procura nazionale antimafia, dopo essere stato a Palermo tra il 2000 e il 2004. Di Piero Grasso compaiono (e scompaiono) tracce nei tabulati di Genchi legati alla vicenda Why Not.
Ora, proviamo a farci questa domanda a voce alta: ma se fosse vero che Berlusconi parlava delle inchieste con Cuffaro (e di almeno una telefonata abbiamo certezza), se fosse vero che Berlusconi apprendeva gli aggiornamenti (che girava a Cuffaro) da Beppe Pisanu, chi avvertiva Pisanu del procedere della situazione? La risposta potrebbe essere facile ma di facile in questa storia non c’è nulla e le apparenze sono fatte apposta per ingannare.
Pagherei oro per conoscere il contenuto di quelle telefonate (andate perdute per sempre?) e credo che non sarei l’unico. Il problema è che il mio oro sono pochi euro, mentre altri hanno a disposizione patrimoni inestimabili. Pazienza: mi rassegnerò nel nome della democrazia (sconfitta).
Certo, infine, è che Gioacchino Genchi negli ultimi tempi ha fatto (a caso?) di tutto per tranquillizzare Berlusconi, gridando ai 4 venti che lui del premier non ha mai seguito un solo file sui tracciati telefonici. E di Grasso? E dell’ex ministro Pisanu il cui figlio è stato assunto in una società di Antonio Saladino, principale indagato dell’inchiesta Why Not avocata a De Magistris? E di altri procuratori antimafia? Chi vivrà (forse) vedrà e magari sarebbe bello che lo stesso Genchi rispondesse alle riflessioni che – insieme a voi amici di blog – sto facendo a voce alta.
Certo, ancora, è che giornali e giornalisti in questa vicenda si stanno schierando sempre più, millantando certezze, aizzando gli animi, servendo padroni (non i lettori, però, no) e perdendo di vista le notizie. Anche quelle che arrivano lontano da Roma o da Palermo.
Come quella che arriva da Trieste, splendida città capoluogo delle serena regione Friuli-Venezia Giulia. Serena? Mica tanto, leggete qui.
Il senatore Ferruccio Saro, vecchia volpe politica del Pdl, il 3 e il 6 febbraio ha inviato due interrogazioni parlamentari urgenti al ministro della Giustizia Angelino Alfano per sapere se era a conoscenza del fatto che a Trieste c’è un “Grande Fratello”, ubicato presso una struttura del Corpo forestale, in grado di intercettare e registrare (per i dettagli vi rimando alle interrogazioni che troverete nel sito www.senato.it alla voce “Saro” oppure alla puntata della mia trasmissione “Un abuso al giorno” del 5 febbraio, che potere ascoltare e scaricare su www.radio24.it ).
Di più, anzi. Saro chiede addirittura di sapere se è vero che questo “centro di ascolto” collocato a Pagnacco (in provincia di Udine, che finora conoscevo solo perché il 6 luglio 1942 vi morì il “prefetto di ferro” Cesare Mori), abbia fatto uso di microspie, Gps, telecamere e microcamere e in quali procedimenti siano stati utilizzati.
E’ bene ricordare che essendo il Friuli-Venezia Giulia una Regione a statuto speciale, il Corpo Forestale dipende dalla Regione stessa e non dallo Stato e che, avendo lì il Corpo compiti anche di Polizia giudiziaria, le Procure possono assegnare e delegare intercettazioni (soprattutto in materia ambientale) al Corpo stesso. Questo accade anche in Sicilia dove però - me lo ha confermato l’assessore regionale all’Agricoltura e foreste Giovanni La Via - il Corpo forestale non ha nessun centro di ascolto autonomo ma fa riferimento, per locali e strutture, alle Procure.
Ora – mentre l’assessorato regionale della Regione Friuli-Venezia Giulia ha avviato un’inchiesta interna - non resta che attendere la risposta ufficiale del ministro della Giustizia Niccolò Ghedini. Pardon, scusate, volevo scrivere Angelino Alfano.
Succede che alle volte mi confonda e pensi che in realtà la materia delle intercettazioni telefoniche – che entrano nella vita di tutti, che andrebbero regolamentate e che rappresentano solo un tassello, anche se il più importante, degli strumenti che attentano alla privacy e alla vita di uno Stato – è troppo importante per lasciarla regolamentare ai politici. Soprattutto ai politici-ombra o penombra (a destra, al centro e a sinistra).

Roberto Galullo (roberto.galullo@ilsole24ore.com)
Fonte: http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com
Link: http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2009/02/i-tabulati-di-genchi-la-nuova-p2-le-telefonate-distrutte-berlusconicuffaro-e-il-grande-orecchio-friu.html

SARO 3

Il presidente della regione è piuttosto soddisfatto.

SARO 2

Se Schifani non ha scherzato forse per Saro sarà necessario ridiscutere la sua deriva laicista-radicale. Non sia mai che l' "operazione Englaro", così ben congegnata, non gli si rivolti contro.
Isidoro Gottardo al Congresso era in prima fila.

26 marzo 2009

SARO

Comunque ha vinto.

SARO HA VINTO O PERSO?

Testamento biologico, ancora scontro in aula. E stavolta, il duello è su un emendamento (approvato) che limita, e di molto, la dichiarazione anticipata di trattamento da parte del paziente. La Dat, infatti, non sarà più vincolante. L'obbligatorietà sparisce dal provvedimento con un emendamento a prima firma Antonio Fosson (Udc), approvato dall'aula con 136 voti favorevoli e 116 contrari.

Le Dat erano state rese vincolanti dopo una dura battaglia in Commissione, che aveva sollevato non poche polemiche nella maggioranza. "Ci fermiamo alla non obbligatorietà - sottolinea Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori Pdl - per non rendere questa legge soggetta a interpretazioni. Vogliamo lasciare al medico un margine per poter intervenire a fronte di nuove evidenze scientifiche".

Evidente il malcontento dell'opposizione, a partire dal senatore Pd Ignazio Marino che punta il dito contro la proposta di modifica targata Udc. "E' una presa in giro per i cittadini - incalza anche Felice Casson (Pd) - Le loro dichiarazioni anticipate diventano carta straccia".

Anche la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro parla di "finzione": "Agli italiani - dice rivolgendosi al Pdl - avete spiegato che questa era una legge per poter scrivere il proprio testamento biologico, ora gli dite che invece non contano più niente. Mi pare che ormai il contrasto con l'art. 2 della Costituzione sia solare e il ricorso ai giudici e alla Consulta sarà inevitabile".

Durata da 5 a 3 anni. A Palazzo Madama arriva una decisa marcia indietro anche sulla durata della Dat. Sarà di 3 anni, e non più di 5, come invece era stato deciso dalla Commissione Sanità.

25 marzo 2009

F 16 on the sky


Un caccia americano, in difficoltà per una probabile avaria al motore subito dopo il decollo dalla base di Aviano, ha sganciato i due serbatoi sui cieli di Tamai e Brugnera ed è poi rientrato alla base. Uno dei due serbatoi, del peso stimato di circa mezza tonnellata, è caduto su una casa colonica del principe Guecello di Porcia e Brugnera, sfondando il tetto e distruggendo una utilitaria che era ricoverata in un’autorimessa. Il secondo è caduto tra due abitazioni, nei pressi della strada di accesso. Per fortuna non vi sono stati feriti, ma alcuni bimbi sono stati sfiorati dal secondo proietto. L’aereo, che era decollato poco dopo le 15.20, è atterrato ad Aviano senza ulteriori problemi.
MessaggeroVeneto

19 marzo 2009

11 marzo 2009

CORTE DEI MIRACOLI


Esercito mobilitato per portare in piazza (San Pietro) un poveraccio pieno di sondini. Come dire, la risposta vaticana al caso Eluana.
Sono solo Pubbliche Relazioni.

IL PIANTO DI E POLIS



Che cosa succede nella redazione di un giornale quando quest'ultimo pubblica un cosiddetto scoop? Secondo l'E Polis glocale i soggetti chiamati in causa dovrebbero telefonare il giorno dopo al direttore e raccontare la propria verità fornendo così il materiale per altre paginate, altri scoop e così via.
Qualcuno spieghi a quei bravi ragazzi che non funziona così soprattutto se non ci si chiama, tanto per fare degli esempi, de Bortoli o Mieli o Anselmi e se la testata non viene carinamente chiamata, ad esempio, FT o qualcosa del genere. Come dire che quel che scrive E Polis non è ancora tenuto in grande considerazione dalla cosiddetta opinione pubblica e dagli opinion leaders le cui segreterie, se proprio devono, stuzzicano proprio l'editore dal quale potrebbe anche scappare l'invito per un pranzetto sushi, o una pizza o un risotto alla cantonese. Nel centro commerciale più grande della regione. E non è poco.

OBAMA COME LA LEGA NORD

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5696&ID_sezione=&sezione=

10 marzo 2009

COSCIONI VS ENGLARO OVVERO COME DOVE NON POTE' SARAMAGO POTE' SARO


Scenderà da Udine il fior fiore della scienza e della politica per partecipare a Roma, nella sede del Senato (dove votano e si arrabattono anche i regionali, in ordine alfabetico: Blazina Tamara (Pd), Camber Giulio (Pdl), Collino Giovanni (Pdl), Pegorer Carlo (Pd). Pertoldi Flavio (Pd), Pittoni Mario (Lnp), Saro Giuseppe (Pdl) ), alla presentazione della Fondazione Eluana, meraviglioso marchingegno che sembra fatto apposta per ricucire quelle anime disperse del Psi che dopo la disfatta craxiana non riuscivano a trovare pace e sopravvivevano nei grigi anfratti della politica di provincia.
Rulli di tamburo quindi per la ricomposizione dei vecchi (anagraficamente) ma astutissimi ex psi di casa nostra la cui influenza potrebbe estendersi, come un virus (!), al resto d'Italia dando luogo a un movimento che sarebbe musica per le orecchie del nostalgico Berlusconi.

Sul testamento biologico Berlusconi si è dimostrato più liberale del suo amico della prima ora Pannella (è istruttivo ricordare quando, all'annuncio della famosa "discesa in campo", il Primo ad esultare fu proprio lo scafato leader radicale che si vide aperta la succulenta possibilità di esibire i suoi cartelli protestatari anche sulle reti del biscione....) che non può però consentire ora di vedersi sfilare da sotto il naso la progenitura di tutto quell'ambaradam legato alle spine da staccare e ai sondini da rinsecchire culminato nella Fondazione Coscioni che, si badi bene, coerentemente è stata in prima fila nel raccogliere firme e organizzare manifestazioni a favore della corrente di pensiero dei vecchi fratelli Englaro.

Potrebbe infatti succedere che lo scafatissimo Radicale debba congelare la Fondazione di famiglia superato a sinistra dall'ancor più navigato Saro Giuseppe detto Ferruccio, apparentemente oscuro senatore friulano, grande stratega dell' "operazione Englaro" che sta mettendo una seria ipoteca sulla paternità del testamento biologico e della relativa legge.
E questo giustifica l'impasse di oggi nel quale si sono incagliati soprattutto i piddini, a rischio di un ulteriore clamorosa sberla dopo il fallimento dell' esilarante"operazione Ferruccio de Bortoli" che potrebbe da qui a poco planare sulla ben più rassicurante poltrona di Repubblica.

Il nodo è sempre il solito: l'alimentazione e l'idratazione artificiali. E' questo lo scoglio sui cui si infrange il dialogo tra maggioranza e opposizione sul testamento biologico. Ancora oggi, quando il ddl Calabrò sta entrando nella fase calda della votazione. Con il governo che ha dato parere favorevole al testo. E con il Pd che si spacca sull'articolo 1 che prevede il consenso informato.

In mattinata il comitato di confronto "informale" voluto dal presidente della commissione Sanità del Senato Antonio Tomassini, certifica lo stallo. Anche se lo stesso Tomassini si dice ottimista: "Molti ponti di condivisione siano stati gettati. Non tutti i punti sono condivisibili, ma ciò che conta è che si agisca, sulle divisioni, secondo le prassi democratiche".

La maggioranza chiede all'opposizione di rispettare i tempi della votazione e di non mettere in campo strategie ostruzionistiche, in cambio della riformulazione da parte del relatore del testo, Raffaele Calabro', del subemendamento all'articolo 1, inserendo la subordinazione dell'attività medica al consenso informato. In serata, però, proprio l'approvazione a larga maggioranza dell'articolo 1 vede il Pd spaccarsi. Con sei senatori che hanno votato contro e tre astenuti. L'astensione più evidente è quella della capogruppo Pd Dorina Bianchi seguita dai colleghi Bosone e Gustavino.

Chi non ci sta sono i radicali che hanno lanciato l'iniziativa di "ostruzionismo partecipativo" e l'hanno chiamata "Senatore per due ore". L'obiettivo è quello di aprire le porte del Senato ai cittadini e consentire loro di dire la propria opinione scrivendo gli emendamenti al ddl sul testamento biologico, che verranno poi presentati dai senatori radicali per l'Aula. Chiunque voglia quindi scrivere un suo emendamento al ddl Calabrò sul testamento biologico potrà farlo su internet, andando all'indirizzo www.lucacoscioni.it. "Da quando abbiamo aperto la pagina - continuano i senatori radicali eletti nelle liste del Pd, Marco Perduca e Donatella Poretti - sono arrivati centinaia di emendamenti, forumulati in modo chiaro e ben fatto. Alcuni di questi li abbiamo già utilizzati nei subemendamenti che abbiamo depositato la settimana scorsa".

Nel frattempo a Palazzo Madama lucidano l'argenteria.

9 marzo 2009

Gli asili di Honsell e le grane del MV


Sarebbe bello trovarlo, ma E Polis Friuli è un quotidiano fantasma e, in quanto tale, invisibile o, meglio ancora, introvabile. Vero paradosso per un free press la cui priorità dovrebbe essere quella di garantirsi una diffusione capillare e poi, ma solo poi, quando di trovarselo tra le mani e i piedi non se ne può proprio più, mettere mano alla redazione e ai cosiddetti "contenuti" che non siano strettamente di servizio.
Da queste parti la pensano diversamente tant'è che ci sono lettori potenziali vaganti tra bar e osterie alla ricerca dello scoop del giorno di cui si mormora ma nessun sa. E sì che a chi a Maria Bambina ci andava all'asilo e giocava nel ricreatorio del Redentore, sapere che il refettorio è passato da suor Francesca a Fulvio Honsell farebbe una certa impressione. Se poi oltre che finire nelle sgrinfie dell'Università (sarà il Messaggero Veneto a pubblicare una paginata di risposta con l'elenco di tutti i beni mobili e immobili dell'esimia istituzione?) l'asilo è stato anche oggetto di qualche artifizio immobiliare, qualche colpo di qua e qualche altro di là per ripianare conti e volumetrie, lo scoop e bello e fatto. E tutti a chiedersi: "E perchè il Messaggero non l'ha mai detto? e perchè mai non l'ha mai scritto? e chi è questo Folisi? vuoi vedere che Cerno è in ferie a Ibiza..". Insomma, un chicchiericcio fastidioso proprio adesso che è appena stato De Benedetti in persona a rassicurare i suoi dicendo che, a lui, degli imprenditori che si mettono il distintivo di editori non gliene importa un fico secco lasciando intendere che per lui, editore "puro", sono destinati alla bancarotta e così via.
Però l'"Arte della Guerra" suggerisce agli aggressori che le migliori cartucce, per annientare il nemico, devono essere sparate al momento giusto. Come dire che anticipare il fuoco di fila quando davanti non c'è praticamente nessuno equivale a consumare quelle energie che diventeranno indispensabili quando il gioco si farà duro e si vedrà chi sarà così duro da continuare a giocare.
A meno che.... a meno che anche in questo caso non sia scattata l'operazione Cavallo di Troia2 che potrebbe consistere nel far dire a l'uno quel che l'altro non può con buona pace di chi ecumenicamente osserva, predispone e prudentemente tace.
Che colpo di vita per la periferia dell'impero! Che brividi! Che scoop!

Englaro for President


Il cerchio si sta lentamente stringendo. Sulla legge sul testamento biologico Berlusconi lascia ai suoi libertà di coscienza e di voto, Sandro Bondi chiama Renzo Tondo e lo rassicura (nessuno gli vuole male e il fine ultimo è nobile), Beppino Englaro (come sta la signora? Si dice, ahinoi! piuttosto male) rimane con determinazione in prima linea (tiene la scena sul media), Ferruccio Saro dice che lo vorrebbe nel Pdl, il giovane, sveglio e lungimirante candidato sindaco di Firenze non vuole che la sua città (uno dei simboli della sinistra) gli conferisca la cittadinanza onoraria.
Quando il battagliero Englaro sarà candidato nel Pdl frantumerà ulteriormente la sinistra. Per chi voteranno i radicali e tutto quel mondo laico e di sinistra per i quale il sondino era più malefico di Veltroni? Non solo. Ci sarà anche una scrematura nel Pdl che potrà togliersi di mezzo/ridimensionare quegli integralisti (Ferrara, Formigoni ecc.) che tanti danni gli hanno fatto e che ancora insidiano il Potere. Oppure, meglio ancora, se li terranno stretti ma un po' alla larga (è una delle contraddizioni della politica) perchè i voti son comunque voti.
E Polis farà un'inchiesta e scoprirà che l'80 per cento degli elettori sostiene che è più importante la battaglia civile dello schieramento politico.
Chapeau all'Architetto.

6 marzo 2009

FESTA DELLA DONNA


Inserzione pubblicitaria sul Messaggero Veneto di oggi 6 marzo 2009, pag. 14.

“L’inizio della fine è stato il ’68: ha distrutto l’estetica con una finta controcultura politically correct"



«Un anno fa sono caduto, spezzandomi tutte le vertebre della schiena. I dottori mi avevano dato per morto, ma eccomi qua». Gli occhi chiaro-cangiante di Harold Bloom sono pieni di tristezza mista a pudore mentre cerca di giustificare quel bastone, ormai inseparabile, cui s'aggrappa per sostenere il peso degli anni e le angherie di un fisico che non vuol saperne di rincorrere i ritmi ancora frenetici della sua straordinaria mente.



«La cosa che mi duole di più oggi è non poter viaggiare»
, spiega l'autore de "Il canone occidentale", "L'angoscia dell'influenza" e di altri 30 libri che hanno rivoluzionato la storia della critica letteraria mondiale.

«Vorrei tanto rivedere Bologna e Barcellona, due delle mie città preferite, ma se prendessi l'aereo morirei in volo. Avrei dovuto ascoltare mia moglie Jeanne e riguardarmi da giovane. Ho condotto una vita dissipata, bevendo, fumando sigari e trascurando l'esercizio fisico».

Anche adesso Bloom non rinuncia a qualche bicchierino di Sherry d'annata, mentre parla, seduto nel luminoso appartamento di Manhattan che usa nei weekend, quando gli impegni alla Yale University, dov'è Sterling Professore di Discipline Classiche, glielo consentono. Nel grande pied-à-terre pieno di quadri e sculture di Dina Melicov, la suocera artista, il 78enne Bloom continua a tenere banco come ai vecchi tempi, quando bastava una sua recensione per creare o distruggere una carriera.

Appena la giovane docente di Letteratura russa si accomiata, bussa alla porta il tesoriere del premio Nobel, in visita da Stoccolma insieme alla giovane e bella figlia, anche lei una fan sfegatata di quello che le enciclopedie descrivono come «il più influente critico letterario statunitense».

Il «luminare della cultura occidentale» che nell'era di Internet si ostina a scrivere con la penna stilografica «perché - spiega -, un antico tremore alle mani mi impedisce di usare la tastiera. Però la mia mente è più sveglia che mai, grazie ai geni. I miei genitori erano poverissimi ebrei semianalfabeti provenienti dagli shtetl dell'Europa Orientale. Però ho avuto antenati studiosi di Talmud: una disciplina che richiede una formidabile memoria».

Come la sua, tanto leggendaria che M.H. Abrams, il celebre studioso di Romanticismo suo mentore, lo definì «lo studente più dotato che abbia mai avuto», e «l'unico capace di leggere un libro con la stessa velocità con cui lo si sfoglia».

La sua cultura enciclopedica? «Di prima mano. Ho sempre preferito la lingua originale alle traduzioni. Leggo in greco ed ebraico - antico e moderno - latino, yiddish, inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese ed italiano». Proprio l'Italia, tiene a precisare, gli ha regalato (insieme alla Svezia) l'unica versione «degna» del Canone.

«Gli editori italiani e svedesi sono stati gli unici ad assecondarmi, quando i loro omologhi in America mi costrinsero, contro la mia volontà, a stilare quell'assurda hit parade, additando contratti firmati».

L'Italia, per Bloom, resta una delle culle letterarie più vitali. «Non solo Dante, Petrarca e Boccaccio - spiega -. Ma Manzoni, uno dei più grandi romanzieri al mondo. Pirandello, più innovativo di Cechov e Beckett. Campana, che poteva diventare il Walt Whitman italiano se non fosse morto così giovane. E poi il grandissimo Leopardi, un poeta al livello di Keats, Shelley e Wordsworth che ho incluso nel mio nuovo libro "Living Labyrinth. Literature and Influence", in uscita ad ottobre».

Se potesse tornare indietro, Bloom non compilerebbe più la famigerata lista. «La odio e non ha ragion d'essere - teorizza -. Il suo unico effetto è stato aumentare il numero di gente incolta che legge l'elenco ma non il libro. Come, del resto, fanno da sempre i critici letterari».

All'indomani dell'uscita del Canone, tradotto in 45 lingue e bestseller in Paesi come Brasile, Grecia, Polonia e Albania, Bloom è diventato un'icona culturale per milioni di giovani in tutto il mondo.

«Mi tempestano di telefonate ed email da Turchia, Iran, Corea del Sud, Egitto, Bulgaria, Australia - racconta -. Mi considerano il loro faro, mi implorano di scendere ancora in campo. Ma io sono stanco. Ho speso tutte le mie battaglie e ciò che dovevo dire l'ho detto: se un lavoro non possiede splendore estetico, forza cognitiva e autentica originalità, non vale la pena leggerlo. La letteratura è un'epifania individuale e non deve avere alcuna valenza di riscatto socio-politico. Questo approccio estetico alla letteratura mi ha trasformato in un paria su entrambe le sponde dell'Atlantico. Ho dichiarato guerra alle tesi femministe, marxiste e post-strutturaliste che da anni spadroneggiano nelle università, non solo in America».

L'inizio della fine, per Bloom, è stato il '68: «Ha distrutto l'estetica, introducendo una finta controcultura politically correct in base alla quale basta essere un'esquimese lesbica per valere di più come scrittore».

Mentre il resto dei critici li buttava alle ortiche in quanto «elitari e non rappresentativi delle altre culture», Bloom ha riesumato i cosiddetti «maschi europei bianchi e defunti». Beccandosi l'accusa di razzismo, elitismo e sessismo. «I miei autori preferiti restano Dante, Shakespeare, Cervantes, Faulkner, Omero, Proust e Wilde - annuncia in tono di sfida -, perché espandono la nostra coscienza senza deformarla. E toccano l'individuo, senza pretese di cambiare il mondo».

Tra gli «intramontabili», Bloom annovera i grandi poeti yiddish Jacob Glatshteyn and Moyshe-Leyb Halpern ma non il premio Nobel Isaac Bashevis Singer. «Un autore mediocre. Al suo posto meritavano di vincere Chaim Grade, artefice dello splendido "Yeshiva" e Israel Joshua Singer, fratello maggiore ben più talentuoso di Bashevis che ci ha lasciato il bellissimo "I Fratelli Ashkenazi"».

Le sue crociate anti Nobel, d'altronde, sono ben note. «L'hanno dato ad ogni idiota di quinta categoria - si lamenta -, da Doris Lessing, che ha scritto un solo libro decente quarant'anni fa, e oggi firma fantascienza femminista, a Jean-Marie Gustave Le Clézio, illeggibile, a Dario Fo, semplicemente ridicolo».

Persino Toni Morrison non sarebbe degna del premio: «Siamo vecchi amici e le voglio bene. Ma dopo "Amatissima" ha scritto solo supermarket fiction, perseguendo una crociata socio-politica. Eppure nell'era di Obama è obsoleto sostenere che la pigmentazione, l'orientamento sessuale o l'etnia di uno scrittore contino».

Gli ultimi Nobel meritati? «Harold Pinter, una voce autentica, anche se discepolo di Beckett. E José Saramago, con cui ho litigato perché è uno stalinista che si è fatto espellere da Israele accusandolo di aver creato una nuova Auschwitz a Gaza».

Tra i contemporanei Bloom detesta J.K. Rowling, Stephen King e Adrienne Rich («spazzatura») e ama Cormac McCarthy («"Meridiano di sangue" è un libro straordinario»), Philip Roth («"Pastorale Americana" e "Il teatro di Sabbath" sono capolavori»), Thomas Pynchon («"L'incanto del lotto 49" è eterno»), e Don DeLillo («"Underworld" è eccellente, ma la prima parte è meglio della seconda »). Più tiepido nei confronti di Salinger: «"Il giovane Holden" continua a commuovere, ma tra 30 anni sarà demodé»

Troppo severo? «La critica letteraria non può essere impersonale», ribatte. «Al contrario di T.S. Eliot, penso che debba essere personale, appassionata e viscerale. Ma socializzare con gli autori che recensisci è un errore. Meglio conoscerli dalle loro opere». «Se non parliamo noi male dei morti, chi lo farà?», aggiunge con un sorriso birbone, passando a rassegna alcuni grandi autori scomparsi di recente.

Da Updike («uno scrittore minore con un grande stile») a Mailer («uomo generoso e appassionato ma la sua opera migliore è stata, appunto, Norman Mailer») e da Bellow («un vero pazzo, una persona per molti versi impossibile») a David Foster Wallace («molto dotato ma ogni suo libro era incompleto »).

L'unico nome che gli fa, seppur momentaneamente, perdere la flemma, è quello di Naomi Wolf, che nel 2004 lo accusò di molestie sessuali a Yale, dieci anni prima. «L'ho ribattezzata la figlia di Dracula perché suo padre e il più noto esperto di Bram Stoker. È un mostro, una barzelletta internazionale, una bugiarda patologica al soldo dei politically correct intenti a distruggermi. Non è mai stata una mia studentessa».

A difenderlo, all'indomani dello scandalo, fu l'ex discepola Camille Paglia (scoperta da Bloom, al quale deve il lancio della carriera), con un articolo di fuoco su Salon, dove fece a pezzi la guru femminista. «Camille ed io siamo rimasti molto amici - spiega -. Lei mi chiama papà».

Tra i suoi tanti fan Bloom annovera anche papa Wojtyla. «Amici comuni mi dissero che aveva letto e apprezzato tutti i miei libri e m'offriva un'udienza, se mi fossi recato a Roma. Rifiutai». Il motivo non era di natura personale. «Cristianità è sinonimo di antisemitismo, come dimostrano tutti i testi chiave del Nuovo Testamento, a partire dal Vangelo di Giovanni - dice -. E come dimostra l'atteggiamento di Benedetto XVI nei confronti del vescovo negazionista Richard Williamson».

Il suo rapporto con Dio? «Non posso capire un Dio potente ed onnisciente che abbia permesso Auschwitz e la schizofrenia», replica Bloom, il cui primogenito, Daniel Jacob, è affetto da una grave forma di schizofrenia sin dalla nascita.

Alessandra Farkas per il "Corriere della Sera"

5 marzo 2009

VALDUCCI E I CAVALLI DI TROIA



Mentre dalle nostre parti è scattata l' "Operazione Englaro2 - la Vendetta" (morte - ancora? - a tutti gli oppositori), a Roma in via dell'Umiltà, sede di Fi (Pdl è una sigla ancora in fieri), ha preso il via la cosiddetta "Operazione Cavallo di Troia" (!) affidata coerentemente al responsabile degli enti locali del partito on. Mario Valducci. L'onorevole ha dichiarato che l'intendimento è quello di espugnare alcune città simbolo, come Bologna e Firenze, tradizionalmente "rosse". Non solo. L'obiettivo è anche quello di conquistare nuovi voti traghettandoli dalla sinistra a destra. Più o meno l'operazione consiste nell'appropriarsi di tematiche tipiche della sinistra e di farle proprie. E' una strategia ben nota soprattutto a sinistra dove, prima con Prodi e adesso con Franceschini, stanno cercando di accalappiare quel variegato e indistinto cosidetto Centro (l'araba fenice di ogni schieramento politico) che pencola tra le sacrestie e le crisi di coscienza.
Se i franceschiani si stanno malamente scapicollando per fare, morettianamente, "qualcosa di destra", ai deoforz per "fare qualcosa di sinistra" basta che attingano alle loro risorse interne di matrice socialista.
Come dire che il Cavallo di Troia da queste parti è già in azione.

2 marzo 2009

CHE CI FA A UDINE L'ING. DE BENEDETTI?


Black monday in Wall Street e anche in viale Palmanova sede del Messaggero Veneto? Forse, se si considera la fretta con la quale è planato a Udine Carlo De Benedetti, presidente appena riconfermato del Gruppo Espresso e preoccupato che i suoi gioielli di famiglia (i locali) non perdano copie soprattutto a causa dell'intrusione di soggetti editoriali come è E Polis Friuli.
A una settimana esatta dalla sua comparsa, il quotidiano gratuito non eccelle ancora nella distribuzione ma i contenuti fanno certamente tremare le vene ad Andrea Filippi che si rende ben conto di come la concorrenza stia diventando reale.
Può bastare la trionfante ascesa di Tommaso Cerno - di fatto direttore ombra - a dare al quotidiano udinese quella sferzata di novità necessaria a indurre i lettori a versare un euro per il suo acquisto?
E la neo lotteria con ricchi premi lanciata dal MV giustifica la spesa quando la sola differenza tra i due quotidiani sono le lettere al direttore passate da una a due pagine e gli intramontabili e fascinosi necrologi?
Ma il problema sta soprattutto negli inserzionisti pubblicitari sui quali può far valere la sua forza Antonio Maria Bardelli che potrebbe dirottare sul suo E Polis la gran parte dei suoi clienti e fornitori (di Città Fiera e dintorni).
Se poi, come è ormai sempre più evidente, la "mente" di E Polis è lo charmant Giulio Giustiniani - cognato di Bardelli e genero di Gianola Nonino - De Benedetti dovrà anche far chiarezza sul conflitto di interessi che si è creato per la Nonino che siede nel Cda del Messaggero Veneto che ha sempre tacitamente (!) favorito le avventure imprenditoriali del neoeditore marito di una delle sue graziose figlie.
Insomma, le gatte da pelare per De Benedetti non sono poche anche perchè il Messaggero Veneto è uno dei suoi giornali prediletti (non perde) e deve compensare le perdite di copie del suo fratellasto triestino Il Piccolo, anch'esso sottoposto a un vigoroso quanto, per ora, inutile restyling da parte del nuovo direttore.

26 febbraio 2009

HORROR PICTURE SHOW


Quando vedremo le foto capiremo che era così brutta, ma così brutta, ma così disgustosa, da meritarsi la morte.

24 febbraio 2009

COMPAGNI FORZISTI

Isidoro Gottardo (parlamentare di FI, ex capogruppo regionale di Forza Italia, ex democristiano, da sempre vicino a Comunione e Liberazione) ): “Saro ha teorizzato la dolce morte e, quindi, l’eutanasia. Ma il Pdl è contrario. E lo è pure il governatore Tondo” . Ferruccio Saro, (senatore di Forza Italia, eletto una prima volta in Liguria alla Camera grazie a un accordo con Lombardo, fortemente contrario alla candidatura di Tondo alla Regione e sostenitore invece di Edy Snaidero prima del suo gran rifiuto), già socialista (ex assessore regionale e vicepresidente della Giunta ai tempi della gestitone democristiana di Adriano Biasutti), voleva che il Friuli sperimentasse per primo la «dolce morte» con Eluana Englaro (figlia del socialista Beppino e nipote del socialista Armando, entrambi trasversali quanto basta purchè si arrivi a una Legge Englaro che li ponga sul piano del loro modello Loris Fortuna, padre del divorzio). Lo aveva detto ancora nel dicembre scorso. E così è stato. Lo ha aiutato, in questo, Gabriele Renzulli, altro ex socialista (ex parlamentare, potente responsabile del settore sanità del Psi e, se non fosse intervenuta Tangentopoli, ministro alla Sanità con Craxi o Amato, prudentemente mai approdato a FI ma ascoltato consigliere). E una mano gliel'ha data anche Alessandro Colautti (consigliere regionale di FI, ex portavoce di Tondo, braccio destro di Saro in versione socialista prima e forzista poi). Per non dire del sindaco di Udine, Furio Honsell (pidinno dell'ultima ora, demochic). La «dolce morte» ha un cognome: l'eutanasia.


On. Isidoro Gottardo, lei è il coordinatore del Pdl. Saro, va ricordato, non solo ha partecipato al funerale di Eluana (insieme a Renzulli, Colautti e ad un altro ex socialista, Baiutti, oggi del Pd), ma ha salutato Beppino al momento del suo rientro a Lecco. Il Pdl è il «partito dell'eutanasia»?

«Assolutamente no. Non condividiamo affatto il comportamento né di Saro né degli altri. Tanto meno quello del sindaco di sinistra, Honsell, che ha fatto una scelta ideologica e opportunistica».

Ma perché non gliel'avete detto a tempo debito a Saro, fino a stopparlo?

«Gliel'abbiamo detto ripetutamente. Sabato 7 febbraio abbiamo cercato di stopparlo anche con un comunicato del Pdl, della Lega e dell'Udc».

Saro e Renzulli hanno fatto spallucce. E, insieme a loro, anche il presidente Tondo?

«No. Ho le prove che il governatore è stato strumentalizzato e non voleva questo epilogo. Anzi, era intervenuto domenica 8 febbraio, alla sera, con un invito esplicito alla Quiete di sospendere il protocollo. Si aspettava, sulla base di determinate relazioni, il sequestro della stanza di Eluana...».

All'indomani è intervenuto il procuratore generale di Trieste dicendo, proprio lui, che il sequestro era una falsa notizia.

«Appunto. Il presidente Tondo, fra l'altro, sapeva benissimo, tra il 6 e 7 febbraio che si stava rischiando la crisi regionale, per iniziativa della Lega, di An e dell'Udc».

Con il comunicato del 7 febbraio avete di fatto smentito non solo Saro, ma anche Tondo.

«Ripeto, Tondo, pur confermando la "pietas" nei confronti di Beppino Englaro, era intenzionato ad interrompere il protocollo. Non fosse altro perché dello stesso parere era anche l'assessore Kosic.
Il Pdl si è dimostrato unito, così pure la maggioranza, ed abbiamo fatto valere la Carta dei valori, che è a fondamento della coalizione. Carta tutta orientata alla vita».

Però Eluana è morta. Ha vinto il partito dell'eutanasia.

«Adesso non resta che sperare in una legge sul testamento biologico rapidamente approvata. Altrimenti la morte di Eluana sarebbe stata vana».

Adesso il Friuli è considerata la terra dei diritti civili.

«Vorrà dire dei diritti incivili. Saro ha fatto di tutto per dimostrare che Eluana Englaro di fatto non era più viva. Che cosa diranno, da oggi in avanti, i 2500 italiani che si trovano in stato vegetativo, come lo era lei? Questa non è civiltà. Come non lo è affermare che Eluana doveva morire soltanto perché si era mossi dalla "pietas" nei confronti di suo padre Englaro. Il dramma di Beppino va compreso. Ma la "pietas " doveva valere per Eluana, non per il padre. Ovvero, quando si stravolgono i diritti civili».

Lei ha dichiarato che Saro ha cercato di convincere Berlusconi che non solo Eluana era di fatto già morta ma anche che i sondaggi dimostravano che la maggioranza dei cittadini condivideva l'epilogo che poi si è avuto.

«È stato Saro a dirlo. Ma questa volta si è visto quanto Berlusconi abbia creduto ai sondaggi. È andato avanti per la sua strada, affermando che né in Friuli né in Italia c'è spazio per l'eutanasia».

Lei è proprio sicuro che la Regione non poteva fare di più?

«Ha fatto tutto il possibile. Altri si sono messi di mezzo. L'assessore Kosic era pronto a dare le dimissioni».

(Tra parentesi note di chi ospita questo articolo)
Francesco Dal Mas da La Vita Cattolica

23 febbraio 2009

TURISMO FVG


Dopo Eluana, Madonna!

UN GENERE DI GENERO TRA MESSAGGERO VENETO ED E POLIS


Giulio Giustiniani in Nonino - charmant genero di un componente del cda del Messaggero Veneto e Grande Vecchio di E Polis -, sta gettando nello scompiglio la redazione di Viale Palmanova che corre ai ripari come può.
Raccattare gratis un quotidiano che, a parte i morti (ma si stanno attrezzando), ti dice gratis le stesse cose che ti dice il Messaggero Veneto è uno sport che non farà fatica a diffondersi in una città come Udine dove da tempo si aspettava un'alternativa (gratuita) al giornale di tutti i giornali.
Giochi a premio e maxipoteri al rampantissimo Cerno (che giovanilmente tratta il potere in stile neomeloniano) basteranno a fermare l'emorragia di copie che inesorabilmente si abbatterà sul quotidiano del Friuli dopo i mirabolanti risultati di un febbraio che ha visto una crescita di 5 mila copie grazie alle traversie in vita e in mortem della Englaro?
Dell'argomento, in consiglio dell'Editoriale FVG, se ne dovrà pur parlare. Sarà curioso vedere cosa succederà tra un birignao e l'altro, una grappetta e uno champagnino, quando si tratterrà di parlare di conflitto di interessi. Conflitto di interessi? Ma quando mai!!!! E' una questione di generi!
Il genere, si dirà, è un'altra cosa.

Nato a Firenze il 25 luglio 1952, dopo studi classici e di scienze politiche, Giulio Giustiniani inizia la sua carriera a La Nazione nel 1970. Diviene caporedattore centrale nel 1982 e tre anni dopo assume la vicedirezione de Il Resto del Carlino a Bologna, dove resta fino al 1987. Chiamato da Ugo Stille come caporedattore centrale del Corriere della Sera, diviene vicedirettore del quotidiano di via Solferino nel 1990, con le deleghe per la politica e la cultura. Il 9 giugno 1996 assume la direzione de Il Gazzettino dove rimane cinque anni. Nel dicembre 2001 è diventato direttore di de La7. Adesso si occupa della grande famiglia di cui è entrato a far parte. Gioca a carte con il cognato Antonio Maria Bardelli, marito di Cristina Nonino - editore non per caso - saluta gli amici di sempre nella distilleria di Percoto nella festa di fine gennaio, elargisce consigli a chi gli chiede se l'editoria può essere un business, conversa amabilmente con la suocera Gianola sulle sorti dell'editoriale Espresso adesso che il principe non c'è più, e che cosa mai farà De Benedetti, e che idea è stata mai quella di mettere 8 e 1/2 in mano alla Lilli, e Murdoch? Cosa farà quel mandrappone che si è impalmato una cinesina?

10 febbraio 2009

7 febbraio 2009

MACABRA REALPOLITIK


I fatti reali
A questo punto tutte le pedine sono al loro posto. Berlusconi ha tentato di far passare un decreto legge sapendo che Napolitano non lo avrebbe firmato. Il Vaticano ha approvato Berlusconi. Non avendo firmato, Napolitano è stato criticato dal Vaticano. Berlusconi ha presentato un disegno di legge che andrà alle camere lunedì e martedì. Fini si è astenuto facendo contenta quella parte della destra che ha i germi della laicità. I radicali continuano a protestare, i cattolici continuano a protestare.
Alla Quiete tutto prosegue. Lunedì lo stato (di Eluana) diventerà irreversibile. Tutti diranno che è stato fatto il possibile per tenerla in vita. Tutti diranno che è stato fatto il possibile per non tenerla in vita.
Tutti faranno le condoglianze. Tutti saranno tristi. Tutti resterenno al loro posto.
Peccato. E' saltata la festa di San Valentino sotto le finestre della Quiete.

I misfatti immaginati


Berlusconi ha, tra i tanti problemi, quello di depotenziare Roberto Formigoni. Glielo ha chiesto la Lega, lo sa anche lui che per lasciare spazio ai suoi plenipotenziari deve doglierselo di mezzo: troppi ciellini, troppi interessi economici, troppi legami con la chiesa, troppe ombre con il rischio di trasformarsi in luce (per Formigoni).
Il caso di Eluana Englaro è una buona occasione per metterlo in difficoltà. Lecco è in Lombardia e la corte di Milano ha pronunciato il decreto che stabilisce la sospensione dell'alimentazione. Formigoni che non è stupido e conosce l'arte dei tranelli mette il veto alle strutture saniatrie della sua regione. A questo punto qualcuno si offre a sistemare la faccenda. Sarà una struttura sanitaria di una regione del centrodestra a rinsecchire il sondino.
Englaro prima di essere lombardo era friulano, a Udine si trova una casa di cura (ex Policlinico) che si presta al gioco (la visibilità è garantita e non si sa mai che ci siano dei vantaggi collaterali...). Il presidente Tondo finisce nella rete stesa dall'agevolatore. Ma non tiene conto che il suo fortissimamente voluto assessore alla sanità (una sedia a rotelle, ahimè, è più eloquente di 100 Audi) di questa storia non vuole saperne (oggi un sondino, domani una ruota, non si sa mai...). La Regione, dice l'agevolatore, potrebbe apparire come una terra laica e socialista e a quel punto il presidente lombardo (no Lombardo, quella è un'altra storia con alcuni tratti in comune) farebbe la figura di un bacchettone e da cosa nasce cosa.
Come una saetta, nella vicenda si inserisce l'ex socialista Sacconi che deve togliersi qualche sassolino dalle scarpe e che di sanità ne mastica essendo sua moglie, tra l'altro, un pezzo grosso del settore.
Sacconi, che è quindi navigato, non si avventa su vicende senza prima averne concordato le mosse...
L'intreccio si infittisce, la trama si complica. Il presidente Tondo dovrebbe assumersi la responsabilità dell'operazione (anche il Policlinico non è amministrato da sprovveduti) e battersi sulle orme del vecchio padre socialista dei diritti civili (Loris Fortuna).
Non sia mai che arrivi Ferrara in carne, ossa e grasso sotto le finestre del Benvenuto con le bottigliette d'acqua....! Meglio defilarsi.
B. Englaro, che era stato circuito dal Circuitore e a cui preme di risolvere la faccenda fosse a destra o a sinistra, rimane con il classico cerino in mano che illimina però la sinistra locale che coglie al volo l'opportunità di dare un esempio di civiltà dimostrandosi più illuminata del litigioso centrodestra (scavalcare a destra. Perfetto!). La presidente della Quiete, Pci di lungo corso, offre a Honsell la possibilità di mettere alle corde la Regione e i registi occulti. Detto e fatto. La casa di riposo, che per coerenza dovrebbe togliere i sondini a metà dei suoi assistiti, predispone la stanza ecc. ecc. Il resto è cronaca. De Monte - primario del reparto di rianimazione (!) - si offre volontario a seguire la vicenda e pone una seria ipoteca ad essere il nuovo leader della politica locale, e non solo. Una candidatura, in casi come questi normalmente non si nega a nessuno.
Inizia il circo mediatico che, rivendico la paternità, per prima su FB ho paragonato a Vermicino.
Giornali e televisioni si garantiscono foliazioni e palinsesti. Lo spettacolo ha inizio. E fatti reali rientrano nel copione.

2 febbraio 2009

IL CONTADINO VESTE PRADA


Aiar di nêf e di frêt. Cheste buse di cjamp fûr di ogni paîs si è jemplade di int impuartante dal mont. La distilarie dai Roncs di Percût e je alcentri de Italie. Si presee la civiltât contadine. La patrie furlane di cartuline, chê pustice, chê che no je plui, chê de Piçule patrie. Chê dai malgârs, di chei pôcs dismenteâts che a van ancjemò pes mont culis vacjis sîs mês ad an a netâ i prâts e i boscs e a fâ formadi di mont.

Un premi fûr dai lûcs tipics, unic e fals tal stes timp, che al viôt prin ce che al sta sucedint, e tal so jessi coret al è scoret.

A disin che bisugne tignî su i contadins parcè che di lôr al ven il nestri avignî, ducj a batin lis mans, ma o savìn che alì a son chei che a àn butât ju la nestre agriculture, vistûts di fieste e in prime file. Jo ju cognòs mangjin contents e ridin, no sai se par coionâ o parcè che il discors al è un grum comic.

La sociologhe francese e dîs che la agriculture intensive e fâs plui puare la tiere e lasse te fan mieze umanitât. Se pomodoros no san di nuie al è parcè che cussì ju vin volûts. Nol è che ducj o vin di metisi a fâ i contadins, ma o vin di metisi de lôr bande. Ducj ancjemò a bati lis mans, responsabii di ce che a vegnin acusâts. Contadins nome forsit doi e pierdûts te fieste, sorestants a lôr bielstâ come che a son usâts a stâ. Une frute si poie al tendon dal palc e cole pensant che al fos un fondâl, nuie pôre, la fieste e va indenant.

Giovanna Marini, vôs e ghitare e à fat spetacul la sere prin e à cjantât par Cesare Romiti in prime rie "I treni per Reggio Calabria", Rosita Missoni cjantave tal coro "Addio Lugano bella".
La prime regule de civiltât contadine e je chê di fâ sintî ducj a cjase lôr. Discôrs bon pai sorestants sorestants, chei altris ducj a no son stâts invidâts. Lis sioris Marie e il siôrs Bepi a son li a vore, come simpri, al guardarobe, a parchegjâ lis machinis, a dâ fûr di mangjâ, a netâ, a scjaldâ chel puest glaçât, a viodi des puartis, a fâ fente di distilâ (la distilazion vere e je finude bielzâ di un mês, mi dîs un operari, chê trape che si lavore par sene e jere tal frigo di pueste). Par lôr nie di mangjâ e di bevi, ni prin ni dopo de fieste.

Aiar di nêf, tantis machinis che se a fasin soflâ i vuidadôrs 'ndi secuestrin un grum. Par siore Marie e siôr Bepi, nuie pôre, no àn vude la maniere di bagnâsi il bec.
Dal Blog Il Furlanist