29 ottobre 2010

A proposito di sicurezza stradale copiata male

Questo è il progetto presentato nel 2009 in tema di sicurezza stradale . Al suo posto è scattata l'operazione Easy Foot culminata con l'installazione di alcune sagome nere (notoriamente il colore ideale per essere notato alla sera quando i pericoli alla guida sono più alti) con il cuore disegnato in rosso. Se si è ben capito le sagome sono state sistemate nei punti a più alto rischio di incidenti stradali. Quando avevo fatto la ricerca che ha portato alla presentazione di questa bozza di progetto avevo trovato un certo numero di esempi, nel mondo, di utilizzo di sagome. L'iniziativa è stata attuata, negli Stati Uniti ma anche in Gran Bretagna e in Australia, con finalità educative da parte degli alunni di scuole medie ed elementari delle località interessate a un progetto di sicurezza stradale. A nessuna persona o ente di buon senso è venuto in mente, nel resto del mondo dove da anni si applicano programmi di questo tipo, la sistemazione di sagome tout court senza, per altro, alcuna spiegazione. Un programma di sicurezza stradale promosso da un ente pubblico deve avere degli obiettivi (riduzione del numero dei decessi sulle strade? limitazione dell'uso dell'alcol alla guida? adozione di comportamenti d guida sicura?) quantificabili, realistici e controllabili. Ahi, ahi, ahi!!!

Maria Bruna Pustetto 2009
Progetto per un’attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della sicurezza stradale



NOI FACCIAMO LE STRADE
VOI LE RENDETE SICURE
Campagna per la guida responsabile
nel Friuli Venezia Giulia



WE BUILD YOUR ROADS.
SAFETY IS YOUR.
Campaign for responsible drive



Progetto
Strade Sicure
SSFVG








“In un momento in cui nel mondo ci sono sempre più amministrazioni e soggetti pubblici che mirano alla tolleranza zero in tema di sicurezza stradale, anche una sola morte per incidente deve diventare inaccettabile. Un morto ogni 13 minuti rappresenta per l’Italia un vero e proprio oltraggio”
Altero Matteoli Ministro dei trasporti



INTRODUZIONE


L’imperativo etico che sta alla base di tutti i progetti che su scala internazionale vengono elaborati dalle pubbliche amministrazioni per ridurre gli incidenti stradali è

Non può essere eticamente accettabile che delle persone vengano uccise o gravemente ferite mentre utilizzano il sistema stradale  (Tingvall and Haworth, 1999)


Il progetto, che convenzionalmente chiameremo SSFVG, è stato elaborato sulla base di quanto previsto dal Piano Regionale della Sicurezza Stradale della Regione Friuli Venezia Giulia ………….
 Gli studi realizzati nei paesi europei e anglosassoni dimostrano che la comunicazione/formazione rivolta agli utenti di un unico tratto stradale ha una rilevanza molto contenuta rispetto a un piano generale di comunicazione e formazione alla sicurezza stradale indirizzato a tutto il territorio che comprende il tratto interessato.

Nel nostro caso risulta quindi evidente, e coerente con il Piano Regionale per la Sicurezza Stradale, la necessità di intervenire su tutto il territorio regionale ponendoci degli obiettivi precisi e intervenendo con un approccio multidisciplinare alla luce di quelle che risultano essere gli interventi di quanti sono coinvolti in un progetto di sicurezza stradale,

In particolare è compito della pubblica amministrazione

da un punto di vista istituzionale

1. Fare della sicurezza stradale una priorità politica
2. Definire un approccio multidisciplinare in materia di sicurezza stradale
3. Fissare degli obiettivi raggiungibili in tema di sicurezza stradale e adottare un piano coerente con quelli nazionali
4. Favorire la promozione della sicurezza stradale
5. Destinare un budget alla sicurezza stradale e investire in attività manifestamente efficaci

Inoltre, in collaborazione con le autorità preposte (polizia stradale ecc.),

  1. Far applicare le leggi che rendono obbligatorio l’uso della cintura di sicurezza, l’utilizzo del seggiolino per i bambini così come l’utilizzo del casco in moto
  2. Applicare le leggi che mirano a prevenire la guida in stato di ebrezza
  3. Fare in modo che siano rispettati i limiti di velocità
  4. Assicurarsi che le considerazioni relative alla sicurezza stradale tengano conto del contesto ambientale e di nuove discipline e nella definizione di politiche e piani di trasporto
  5. Favorire servizi di trasporto pubblico sicuri e a prezzo abbordabile.

per quanto riguarda il settore della sanità

  1. Inserire la sicurezza stradale tra le attività di promozione della salute
  2. Raccogliere sistematicamente dati sulle caratteristiche e sulle conseguenze sanitarie degli incidenti stradali
  3. Tradurre i dati scientifici in azioni politiche e in attività finalizzate a proteggere gli automobilisti e gli altri occupanti delle auto sulle strade particolarmente pericolose
  4. Incoraggiare una maggiore integrazione tra le materie relative la sanità e quelle riguardanti la sicurezza stradale



Un ulteriore elemento di valutazione riguarda l’incidenza degli incidenti stradali nel Friuli Venezia Giulia che risulta tra le più elevate d’Italia (“nel quinquennio 2000-2004 il FVG risulta la seconda regione italiana per maggior numero di morti ogni 100.000 abitanti e il valore del tasso medio supera di oltre il 40% quello medio nazionale”) e la constatazione che la velocità ne è la prima causa.

La velocità rappresenta un fattore cruciale nella sicurezza stradale. Si stima che dal 25 al 30% degli incidenti siano dovuti a un eccesso di velocità. La relazione tra velocità è incidenti è complessa ma in termini generali è appurato che più alta è la velocità maggiore è il rischio di avere un incidente e più alta è la possibilità di avere un incidente e più grave risultano le conseguenze dello stesso.
Nonostante i limiti di velocità, risulta che dal 40 al 45% degli automobilisti non li rispetta e ci sono paesi, come l’Olanda, dove ci si è dati l’obiettivo di ricondurre tutti gli automobilisti, nell’arco di dieci anni, a tenerne conto.
La funzione di un sistema del traffico è di trasportare persone e cose velocemente, in maniera sicura, poco costosa e, possibilmente, nel rispetto dell’ambiente. In sostanza i termini “sicurezza” e “velocità” si contraddicono. In generale l’alta velocità riduce i tempi di trasporto e aumenta l’accessibilità, ma l’alta velocità non si concilia con la sicurezza stradale. Basti pensare che una delle cause maggiori di congestione del traffico deriva dalla presenza di incidenti stradali causati quasi sempre proprio dall’alta velocità. Il rispetto dei limiti di velocità rende il traffico più scorrevole ed omogeneo e abbassa in maniera sensibile il rischio di incidenti (le regioni dei paesi del nord Europa che hano adottato il progetto Vision Zero impongono il rispetto rigoroso dei limiti di velocità e, nelle aree in cui questa bitudine si è sedimentata tra gli automobilisti, gli incidenti stradali hanno subito una drastica riduzione soprattutto in termini di gravità).





E’ per questo motivo che l’obiettivo più realisticamente raggiungibile è aumentare la visibilità del tema della sicurezza stradale per giungere alla riduzione degli incidenti  (con morti e/o feriti) causati dalla velocità (sovente associata all’abuso di alcol e droghe) sulle strade provinciali, regionali, statali e autostrade del FVG.


E’ questo il contenuto del progetto SSFVG.


OBIETTIVI

SSFVG è un progetto regionale di sicurezza stradale che coinvolge tutti i soggetti che operano sul territorio e che condividono l’obiettivo comune di ridurre gli incidenti causati dalla velocità sulle strade e autostrade del FVG.
Il livello di morti e feriti in incidenti stradali è infatti inaccettabile e richiede la collaborazione e coinvolgimento di tutti i soggetti in qualche modo sensibili al tema della sicurezza stradale.
I vantaggi del SSFVG sono

. Stabilire degli obiettivi su scala regionale e le relative priorità
. Rafforzare le partnerships esistenti
. Costruire una coalizione di soggetti interessati alla sicurezza stradale
. Raccogliere e condividere dati, conoscenze e risorse
. Affiancare all’attività di infrastrutturazione un’attività di formazione e conoscenza capace di influire seriamente sui comportamenti di guida sul sistema stradale regionale.

Ciò significa

acquisire e confermare la leadership in materia di sicurezza stradale e infrastrutture.

SSFVG richiede che siano fornite delle risposte iniziali ad alcune domande chiave quali: la situazione della sicurezza stradale sul territorio regionale, il grado di pericolosità delle diverse strade sulla base degli incidenti che si verificano, la visione della sicurezza stradale regionale nel periodo di cinque, dieci e venti anni da oggi.
La risposta a queste domande sarà essenziale nel rapporto con i diversi partners ben sapendo che un programa di sicurezza richiede una visione a lungo periodo.



PROGRAMMA OPERATIVO

EDUCAZIONE  attività nelle scuole
FORMAZIONE  attività al di fuori delle scuole diretta ai guidatori e agli utenti delle strade
COMUNICAZIONE  realizzazione e distribuzione di materiale senza il contatto personale


Informazione attraverso la stampa

Pubblicazione settimanale di tutti gli incidenti avvenuti sul sistema stradale regionale riportando la relativa piantina.


Raccolta di dati

Il primo passo necessario per definire una strategie corretta di intervento è la conoscenza della situazione: dove hanno luogo gli incidenti? Che tipo di incidenti? Quali sono i fattori che li hanno facilitati? Chi e quante persone sono state coinvolte? La raccolta di questi dati consente, attraverso la loro elaborazione, di individuare i punti critici (livello di pericolosità delle strade, cause ecc.). Attraverso l’analisi dei dati (normalmente in possesso degli organi di polizia) è possibile individuare le aree prioritarie di intervento (p.e.: pedoni, incroci stradali, intersezioni stradali, cause come la guida distratta, la guida in stato di ebrezza, ecc.) e successivamente stabilire un obiettivo raggiungibile con i mezzi a disposizione.

Gli obiettivi realistici più immediati possono essere, ad esempio, la riduzione, nell’arco di quattro anni, del 20% dei morti o dei feriti in incidenti stradali sul territorio regionale.

Manuale di guida sicura in cui vengono spiegate, con linguaggio semplice, le correlazioni tra mente-corpo-guida, visibilità e spazio (più aumenta la velocità più si riduce il campo visivo), uso delle cinture di sicurezza, dei seggiolini per i bambini, funzionamento air bag, sicurezza del veicolo, dinamica dei veicolo (rapporto peso/velocità), dinamica delle forze, come affrontare le curve in velocità, accorgimenti che possono salvare la vita ecc.

Sito con la mappa di tutte le strade della regione (con l’utilizzo anche di Google Earth) aggiornato con tutti i tipi di incidenti che vengono rilevati dalla polizia stradale, municipale e dalle altre forze dell’ordine. Di ogni incidente sarà indicato la causa (velocità, alcol o altro), i numero dei morti o dei feriti, se il conducente usava o meno la cintura di sicurezza.
Il sito www.sicurezzastradale.regione.fvg.it (ipotetico) conterrà tutte le indicazioni relative alla viabilità, percolosità del percorso, lavori in corso, limiti di velocità, presenza di ostacoli, condizioni del tempo, video con indicazioni di guida sicura, manuali di sicurezza scaricabili ecc. E’ dimostrato scientificamente che “Quando si visualizza quante vite potrebbero essere salvate si interviene sul comportamento sia delle autorità addette alla sicurezza sia sugli utenti della strada” (Lee Munnich, University of Minnesota dove si sono fatti gli studi e le ricerche più approfondite al mondo in tema di sicurezza stradale).

Traffico e ambiente Il legame tra sicurezza stradale e ambientale è sempre più utilizzato in Europa per sensibilizzare gli automobilisti sull’uso consapevole dei loro mezzi di trasporto. Per esempio l’invito alla riduzione della velocità nei centri urbani oltre che alla sicurezza stradale può essere associato alla riduzione di emissioni di CO2 . L’introduzione del limite di velocità a 80 Kmh in alcuni tratti stradali in Francia, ad esempio, è stato motivato come una misura di carattere ambientale che si è dimostrata efficace nell’aumento della sicurezza stradale. Anche analoghi programmi orientati alla sicurezza stradale (www.hetnieuwerijden.nl) sono stati predisposti con l’obiettivo di  combinare a questa anche la tutela dell’ambiente. 

E FACENDO UN GIRO SU GOOGLE ALLA VOCE:  silhouettes for safety road TROVIAMO PAGINE E PAGINE, TRA CUI: 

Silhouettes to Slow Traffic for Student Safety
Published Date: 03 May 2007, 12:00 AM
Life-size silhouettes of children will be placed outside Melville Primary School next week in a bid to slow down traffic passing the school.
The City of Melville has created the upright silhouette cut-outs and an accompanying “Go Slow For Us” message to catch the eye of passing motorists, reminding them to keep within the 40km/h speed limit when travelling in school zones.
Travelsmart Officer Leon Ebbelaar said by travelling within the legal speed limit past school zones, motorists were making a statement of respect towards pedestrians and cyclists. “This encourages more people to walk and cycle, reducing traffic congestion and increasing a sense of community,” he said. “Travelling inside a car at 40, 50 or even 100km/h is very comfortable for the occupants, however, the situation is very different and even dangerous for people trying to cross the road, especially children.”
The Silhouette Children initiative is one of the ways the City of Melville is working with local schools, including Melville Primary, to reduce vehicle speeds to improve student safety and also to encourage students to walk and cycle when they can to improve their health and fitness and help the environment.
Mr Ebbelaar said the City first trialled the use of the Silhouette Children at Caralee Primary School in November and the silhouettes were very effective in slowing drivers who were interested in seeing what was happening. “The silhouettes also raised a large amount of discussion among drivers,” he said.
In February this year, the City of Melville hosted a TravelSmart to School Program run by Millennium Kids. Melville Primary was one of the schools to take part and develop a TravelSmart to School Action Plan that encourages children to walk and cycle to school where possible. Students raised vehicle speeds as one reason why parents wouldn’t let them walk and cycle to school.
Mr Ebbelaar said in addition to installing the Silhouette Children outside the school, Melville Primary would ask parents to sign a ‘speed limit promise’ and display a sticker on their rear bumper to let other drivers understand the importance of following the speed limit. “Drivers will also be able to put a small sticker on their dashboard to remind them of their interest in road safety,” he said. “During the use of the Silhouette Children, students will use a police-style radar gun to measure vehicle speeds and remind drivers that vehicle speeds affect students and their right to a safe environment.”

Cutouts

Posted by David A Camp PhD at 30 July 2007, 08:21 AM
I fear that you are looking too short term. Cutouts will work for awhile until the public realize what they are and then their minds will eliminate the child appearances from their mental list of 'watch out for's' along with a trained response that these cutouts will not run into the street. After the newness wears off and speeds resume the potential for a real child getting hit because a driver presumed the child was just one of the cutouts and sped by not noticing its realness until it runs in front of the car and is killed. This is risky and any human behavioralist will tell you that people aadjust quickly to filter out the serious "watch out fors" and the benign " these are just there and are of no importance".


Yes it is true people respond to 'newness' until the novelty wears off. The Silhouette Children cutouts were placed in different positions along the road and changed in number over the one-week trial.

In addition, the cutouts are just one part of the program used to draw attention to speeding as an issue that affects children's safety. Students also used radar cameras and speed sentry trailers to remind drivers of their speed.

Following this, parents of the students signed 'Speed Limit Promises' and agreed to put a sticker on their car to make 'public' their committment to drive according to the speed limit.

Please see attached a summary of the program to date. The program has reduced the number of drivers speeding past the school by almost 50 per cent and longer-term changes are being monitored.


I appreciate your response and I find your reasoning sound. I do believe that it would be worth keeping a close eye on. But thank god you (unlike too many others) at least are trying to do something rational. Kudos to you!


 http://www.bbc.co.uk/insideout/northeast/series9/week_eight.shtml

http://www.signonsandiego.com/uniontrib/20050410/news_1n10signs.html

28 ottobre 2010

Diario 2

 1. Avvertire il neo presidente di una sedicente catena di circoli, club, promotori azzurri, che l'ex capo si sveglia ogni mattina e riceve dalla sua furbissima compagna (!) l'elenco aggiornato di quelli che lui chiama, essendo di quella pasta, "traditori".  Le loro nerissime sagome, tali e quali a quelle di un tirassegno, sono state sparpagliate un po' su tutte le strade della politica. La futura candidatura alla presidenza della Regione è tutt'altro che cosa fatta.

2.  Dire a Hons-el di andare a farsi un giro, dalle 13 in poi, in via Leopardi davanti alla stazione delle autocorriere. Potrà ricevere ricchi spunti dai ragazzi bivaccanti sulle panchine. Dopo le 20 si consiglia un analogo tour per suggerimenti più arditi. Nella pausa dall'1.00 (a.m.) alle 7.00 (a.m.), su richiesta può anche darsi all'azzardo. Già che è nella zona comprare l'autostazione e piazzare al primo piano un centro sociale che favorisca l'integrazione.

3. Districarsi tra gli scambisti di viale Pasolini e dintorni che dopo la marcia indietro sull'abbassamento delle luci nella zona dicono che non voteranno più per questa amministrazione.

4. Spezzare il cuore delle sagome.

KOSIC ADVENTURES

Se io faccio dire a un assessore esterno quello che dovrei dire io che sono molto interno le eventuali ire si abbattono sull'esterno che non ha nessun partito a cui spiegare perchè e percò. E allora lui dice quello che io vorrei dire ma che è meglio che non dica perchè altrimenti non si capisce che cosa ci sta a fare l'esterno che tra l'altro solo a vederelo ti si stringe il cuore. E allora alla fine quello che ha detto l'esterno è quello che avrebbe detto l'interno che, con una stretta al cuore, ammette che per fortuna l'esterno c'è. Discreta regia, buona interpretazione.

Pubblico ingrato

Fuggi fuggi ieri sera a teatro tra il primo e il secondo tempo. Il target udinese, non più giovanissimo e (quindi?) appassionato alla narrazione lineare, male ha retto Adriana Asti piantata in una zolla di sabbie inesorabilmente mobili. Dopo la soporifera versione impegnata della Locandiera, destino ancora più amaro per l'opera di Beckett sdoganato dal San Giorgio e dato in pasto al residuo pubblico tradizionalista del Nuovo ovvero del Teatro di Udine, ovvero del Giovanni, ovvero del Nuovo di Udine, ovvero del Nuovo di Giovanni. In fondo a destra venendo da via Treppo. Esattamente lì dove non dovrebbe esserci.
Prossimo appuntamento con l'opera dello sponsorizzatissimo e nuovo direttore artistico Cesare Lievi. Si segnala pubblico fremente.

Il Beckett di Wilson sul volto e nelle parole di Adriana Asti

27 ottobre 2010

Cose fa fare

. "Quando la barca affonda i topi scappano". Parlarne con Saro, mandare dei fiori a Collino, non dire niente ad Asquini.

. Segnalare che una pagina di pubblicità su un quotidiano, uguale a una pagina che non è di pubblicità, non è una pagina di pubblicità. Vestirsi, all'uopo, in bianco e nero.

. Prendere nota degli incidenti stradali sventati grazie a easy foot. Evitare facili ironie.

. Avvertire il sindaco che se si facessero suonare le campane della chiesa di Santa Maria del Castello l'angelo, simbolo della città, crollerebbe. Fare un accordo con lo stadio Friuli.

. Non dire ai panciuti roditori residenti in via Gemona che potrebbero essere sfrattati. Non ci credono.

. Ricordarsi, in caso di ulteriori inaugurazioni di hospice già funzionati con posti letto occupati, di optare per uno small black dress. Assumere un aspetto contrito durante il "momento conviviale".
.














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26 ottobre 2010

Benvenuti a Chinatown, zona Magnolie.

Vengano gli amici, e gli amici degli amici di qui e di là a vedere come spunta e cresce chinatown. Che arrivino o partino in treno per poter fare due passi davanti alla stazione ferroviaria di Udine. E, se hanno appena un po' di dimestichezza con le piante e con i fiori, troveranno congruo che il quartiere sia definito "delle magnolie", splendide piante di conclamata origine cinese al punto che il loro fiore è quello che ufficialmente rappresenta la città di Shangai. Chissà se pensa a questo la comunità cinese che, porta dopo porta, sta occupando l'intera via Roma e le zone circostanti. Il gentile Bubir e il vispo Aziz che avevano inaugurato la globalizzazione di questa landa di città, se la devono vedere oggi con cumuli di riso (inutile chiedere un chilo, lì lo si vende in sacchi da 20), manufatti da baraccone, valige che non hanno nemmeno la forza di sembrare copie di più nobili originali. Quasi quasi viene nostalgia dei nordafricani, i primi colonizzatori della zona, adesso costretti a diventar minoranza dalle new entries del sol levante. In via della Rosta ci sono due stores di marchio cinese e un negozio di parrucchieri. Troppo vuoti per credere che siano lì per fare affari. L'equivoca sala giochi di via Leopardi che ha fatto spellare le mani alle madri di una moltitudine di generazioni, dapprima è stata integrata con innocenti tavoli da ping-pong (e dove se non lì!)che nottetempo sono stati inghittiti da furgoncini-fantasma per lasciar spazio a un abbozzo di casinò popolato di slot machines. Dirimpetto, un altro negozio di parrucchiere low cost. Dicono sia una catena con diramazioni fino in via Gemona. Sono aperti anche quando gli altri chiudono e, a richiesta, anche alla domenica. Tutto è così low cost che anche le case lo stanno diventando. I proprietari di appartamenti lasciati sfitti dagli indigeni non resistono alla tentazione di assegnarli alle nuove popolazioni che non chiedono ristrutturazioni, pagano puntualmente l'affitto perchè è suddiviso in una miriade di particelle quanti sono gli avventori. Non è degrado: è un nuovo mondo che subentra a quello antico. I "nuovi" chiudono uno occhio, e anche entrambi, sulle strade disastrate, i marciapiedi dissestati, le luci carenti. Se poi persiste, proprio davanti alla stazione, un edificio fatiscente da far paura, a loro poco importa. Tutto sommato, non è quella casa loro. Ci entrano ed escono topi di dimensioni piuttosto consistenti che, quando vogliono prendere un pò di fresco, se ne vanno in riva alla roggia. E' lì vicino ed è un buon habitat a poco prezzo. Si dice che nell'edificio in questione ci sia gente che entra e che esce dalle finestre. Povera gente che trova un miserevole riparo. Però è tremendamente chic farsi un giro da quelle parti per sentirsi global, internazionali, direi quasi democratici. Con 5 euro ci si sistema i capelli, con poco più si mangia kebab, con un po' meno si beve una birra analcolica (rispetto, ci vuole rispetto!), si compra una manciata di cianfrusaglia, niente riso (ma perchè mai lo si vorrebbe? e il sushi? come rinunciare al sushi? "stasera andiamo a farci un sushi", "ti dirò, io lo mangio con un buon bicchiere di bianco" ), ma si può cercare di far coincidere le susine della slot machine. Insomma, andare da quelle parti è "carino", ci si sente up to date e, se si è in giornata ok ci si può anche emozionare per il bimbetto di colore che parla in friulano come il coetaneo di Cerneglons. Il contesto non è uno splendore ma offre le opportunità che fornisce da sempre l'integrazione (da non confondersi con quella degli asili, elementari, medie e superiori delle cosiddette scuole internazionali dove vanno i figli dei sushi fans, altra musica).
Ad una ad una tutte le luci stanno diventando al neon con buona pace dell'amministrazione che certamente plaude alla green energy che, da quelle parti, sta virando al yellow con sfumature ad oggi imprevedibili.

27 agosto 2010

Paese che vai, Assessore che trovi

Ben 1300 eventi titolati "Festival" vengono promossi ogni anno in Italia con 9milioni complessivi di visitatori, in prevalenza di sesso femminile, 60% laureati, con forte propensione ai consumi culturali tradizionali (libri e teatro) e la tendenza a partecipare in gruppo. Ma il Vasto Film non c'entra niente
La formula festival negli ultimi decenni ha conosciuto uno sviluppo eccezionale, attirando l'attenzione di media, professionisti della cultura e del turismo, studiosi e ricercatori. Ma che cos'è un festival?
A dare una prima risposta ai tanti quesiti che ancora oggi ci sono sul fenomeno, è stato Guido Guerzoni, docente di Economia e management delle istituzioni culturali all'Università Bocconi e di Economia dello Spettacolo allo Iuav di Venezia. A lui è stata affidata l'indagine "Effettofestival. L'impatto economico dei festival di approfondimento culturale", edita da Strumenti e voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, presentata l’altra sera a Milano, al Circolo della Stampa. All'incontro, oltre a Guerzoni, hanno partecipato: Marco Cammelli, presidente della Commissione Beni Culturali dell'Acri e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Giulia Cogoli, direttore del Festival della Mente di Sarzana (La Spezia), Gian Arturo Ferrari, direttore generale della Divisione Libri del Gruppo Mondadori, Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, Matteo Melley, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, il quale ha sottolineato l'importanza del tema per le Fondazioni bancarie.
A ribadire il cambiamento del ruolo di queste ultime, che da semplici erogatori stanno entrando nel vivo della progettazione culturale, sono stati gli stessi presidenti, che hanno ricordato come le stesse ogni anno erogano all'incirca mezzo miliardo di euro, parte dei quali è destinata alla produzione di mostre ed eventi culturali.
Malgrado non sia stata ancora elaborata una chiara definizione di festival, nel corso del tempo il format si è ritagliato un suo profilo. Si tratta di una manifestazione che ha una continuità storica, con un preciso tema culturale, con eventi concentrati in un tempo e luogo precisi, appositamente concepiti per un pubblico non specialistico. Insomma, la scrematura da fare a riguardo è tanta. Basti pensare che, basandosi su questi parametri, Guerzoni tra tutti i cosiddetti festival, ne ha presi in considerazione 27.
"L'offerta si è talmente allargata che è arrivato il momento di fare una cernita e difendersi da chi si improvvisa" ha sottolineato il docente. "L'analisi di impatto - che tiene in considerazione gli effetti, sociali, culturali, economici, fiscali, occupazionali, ambientali e immobiliari - è fondamentale ora che ai finanziatori pubblici si affiancano sponsor privati. Se un festival funziona, il ritorno c'è." Eccome. Basti prendere in considerazione i dati inerenti il contributo offerto dai festival alle economie locali. Mantova e Sarzana in primis. La case history del Festival della Mente di Sarzana (quest'anno alla 5° edizione) dimostra che lo scorso anno con 31mila presenze monitorate, partendo da un investimento di 480mila euro l'impatto economico valutato è stato di 4 milioni circa. Un successo dettato da tanti fattori, ma soprattutto dalla qualità dei contenuti e dalla professionalità e dall'esperienza degli organizzatori.
"Per la buona riuscita di un Festival - ha sottolineato Giulia Cogoli - non ci si può improvvisare. Bisogna nascere piccoli per crescere. È necessario radicarsi sul territorio, lavorare sul tessuto urbano. Se non c'è unione e collaborazione con le realtà cittadine, ci si perde per strada."
E il libro, gli editori cosa c'entrano in tutto questo? "Molto. Malgrado l'era virtuale non dobbiamo sottovalutare questo antico mezzo di comunicazione che rimane ancora oggi il principale prodotto di consumo culturale italiano, seguito con ampio margine da video, cinema e musica" ribadisce Stefano Mauri. "In Italia, negli ultimi dieci anni," ha proseguito Gian Arturo Ferrari "è aumentata la familiarità con i libri, anche se ben due terzi della popolazione adulta non ha alcun rapporto con esso. Il libro è un bene ricercato da una minoranza esigua della popolazione, ma malgrado questo l'Italia detiene il 4° posto nel mercato europeo del libro e il 6° mondiale."

NO BRAND NO MONEY

Dopo aver letto la levata di scudi dell’Assessore locale contro la spettacolarizzazione della cultura bisognerebbe far sapere al vispissimo sindaco di Firenze Renzi, a quello saggio di Torino Chiamparino, all’audace Vincenzi di Genova e, perché no, all’innovativo governatore pugliese Vendola e all’immarcescibile Dellai del Trentino, tanto per restare in un’area politica omologa, che il brand del territorio è, dalle nostra parti, carta straccia. Così come sono peregrine le idee che hanno portato le amministrazioni di tutta Italia (maestre quelle francesi e tedesche) a fare a gara per inventarsi eventi che più spettacolari non si può per finire sui giornali e sulle televisioni e attrarre spettatori perché, volenti o meno, funziona così.
Mal gliene incolse quindi a Mantova che invece di darsi al gonzaghismo spinto si è buttata sulla letteratura facendo arrivare in città qualche centinaia di migliaia di visitatori per ascoltare un Barrico o un Yehoshua qualsiasi. O a Sarzana, un cittadina ligure nello spotlight per il fatto di saper trascinare ogni anno nella fortezza sin lì sottoutilizzata, filosofi (e ascoltatori) da tutto il mondo per discutere, mangiando la sfarinata, le possibili sorti dello stesso. Per non parlare della Valle d’Itria che sarebbe un cumulo di trulli e masserie fatiscenti (sul mercato oggi da 3 mila euro a mq) se non avessero considerato di portarvi le maggiori orchestre del mondo ad eseguire Verdi, di mettere gli Steinway nei cortili, i violini nei vicoli e dibattiti e incontri, letture e danze, a ogni angolo delle case bianche. Senza andar troppo lontano, nemmeno Pordenone sarebbe uscita dal cono d’ombra della Zanussi-Elettrolux se non ci fosse stata l’intuizione di portare in corso Garibaldi Avoledo e celebrities come il sommo Philip Roth e un festival del cinema muto di cui si discetta in tutto il mondo. Che questo paese sia quindi impazzito? Quale delirio spinge amministratori, associazioni e privati a promuovere festival ed eventi che, inevitabilmente, a un certo punto mostreranno la corda, come giustamente prevede il Nostro Amministratore, e che richiederanno un ulteriore sforzo creativo per mantenere la loro attrattività?
E’ che nell’aria, da tempo, aleggia una tendenza cupa globalizzata (non è una parolaccia) che porta anche i ragazzini a messaggiarsi per incontrarsi nei centri commerciali, che svuota le città a favore di non-luoghi che appaiono e scompaiono, che rende poco divertenti i mercatini delle pulci, che invita a vedere le partite solo in TV o ad andare solo dove sono previste 100 mila presenze.
Questo succede, e per porre rimedio all’ andazzo che distrugge, tra l’altro, quel settore non proprio irrilevante che è il terziario, nel Mondo (quel posto, per intenderci, a portata di clic) ci si sta attrezzando per cercare di invertire la rotta considerato che le madonne sui duomi e le piazze con i portici non sono più sufficienti a intercettare pubblico e/o utenti che sono i soggetti che, alla fin fine, producono quell’utile sterco del diavolo con il quale si comprano anche borsette di Hermes, t-shirt di Zara, libri di Guy Debord, biglietti per i concerti di Satie e le pieces di HÖlderlin.
I più mattacchioni tra i pubblici amministratori, quelli sventati e irresponsabili, si sono così messi a pensare al marketing (farsi illuminare, please, da quelli citati in apertura) per compiere quel misfatto irriverente che è la “vendita” del loro territorio che, dio mi perdoni, è visto come un prodotto che, in quanto tale, deve avere un brand, un marchio. Qualcosa per intenderci (da Kotler all’indimenticabile Gianpaolo Fabris, mi si permetta la banalizzazione) simile alla Coca Cola o alla Nike che si comprano perché danno più fiducia (ci piacciono) rispetto ai prodotti concorrenti. Il brand, l’identità unica e competitiva di una città, non si costruisce con un evento ma questo può essere un punto di partenza, uno strumento per creare un progetto da implementare e valorizzare con idee, comunicazione, creatività per posizionare la città internamente e a livello internazionale come una buona destinazione per il commercio, il turismo e, perché no, gli investimenti.
In poche parole, per attivare – si badi bene - un processo culturale che attribuisca un significato anche economico a tutte quelle componenti immateriali che compongono la nostra storia (in America quei birbanti la chiamano show) e il nostro presente e che rischiano seriamente di finire, se non lo sono già, sotto quegli strati di polvere accuditi con amore dai sacerdoti del démodé snob-business.

Per approfondire
http://www.festivaldellamente.it/effetto_festival.asp

19 dicembre 2009

Ospedale di Udine: il mistero del reparto che non c'è


E' singolare che sul sito web dell'Ospedale di Udine non risulti il reparto di Cure Palliative che è fisicamente contiguo a Oncologia Degenze al terzo piano. Sembra quasi che si tratti di uno spazio invisibile e, in quanto tale, attivabile o disattivabile a piacimento così come effettivamente accade.
E' quindi parte integrante del reparto di Oncologia? E se lo è, è concepibile chiuderne, di tanto in tanto, una parte? Forse si pensa che per farne un reparto basta metterci un cartello ed è per questo che a un ammalato, spostato dall'area cure palliative (chiuse pochi minuti dopo) a una stanza di oncologia, è stato messo di fretta e furia sulla porta un miserevole foglio con la sigla ACP (Area Cure Palliative). Tutto questo contraddice con il concetto stesso di cure Palliative che non equivalgono, ad esempio, alle terapie del dolore. La conclusione è che nell'Ospedale di Udine non c'è UFFICIALMENTE un Reparto cure Palliative. E allora, bisognerebbe chiedersi, chi e perchè viene messo in quell'ala del reparto di oncologia? Quali sono i criteri di accoglienza? Ci sono delle regole che stabiliscono chi può essevi ammesso e chi no? Chi è autorizzato a fare queste scelte?
Chi è responsabile di quell'area? E' pagato in quanto tale?

http://www.ospedaleudine.it

Si chiude ancora il reparto cure palliative dell'Ospedale di Udine


L’arcivescovo mons. Mazzocato, ha visitato l’Ospedale di Udine dove ha sottolineato come questo debba essere il luogo in cui “passa la frontiera della difesa della dignità della persona. Un valore non negoziabile questo, perché ognuno di noi è il perno che sostiene la civiltà e la qualità del vivere civile”. Chissà se è stato anche scortato nel Reparto cuore palliative e gli è stato detto che quello è un optional che si apre e si chiude a seconda della presenza o assenza di medici e infermieri. Chissà se è stato informato che degli ammalati terminali saranno mandati a casa perché, come nelle scuole e nelle fabbriche, il reparto chiuderà per ferie così come era avvenuto la scorsa estate quando la chiusura si era protratta per due mesi. Forse gli è stato detto, con una buona dose di malafede, che la chiusura è considerata un “regalo” ai pazienti e ai famigliari che così potranno trascorrere “serenamente” le feste di Natale. Omettendo, ritengo, che ci siano famiglie che in questo modo vivranno un’ulteriore tragedia nelle tragedie e ammalati che vogliono solo restare in pace e non costretti a trasferte in ambulanza verso destinazioni non attrezzate, tecnicamente e psicologicamente, ad accoglierli. Lo stesso Papa la scorsa settimana ha parlato del valore delle cure palliative spiegando come “la prevalente mentalità efficientistica tende spesso a emarginare gli ammalati terminali ritenendoli un peso e un problema per la società” aggiungendo l’importanza delle strutture “che pongono al centro del proprio impegno la cura e l’accoglienza premurosa dei malati e dei loro familiari, in consonanza a quanto insegna la Chiesa, la quale, attraverso i secoli, si è sempre mostrata come madre amorevole di coloro che soffrono nel corpo e nello spirito”. Da quando la stampa ha dato notizia della prossima chiusura del reparto dell’ospedale di Udine per le feste natalizie, nessuna voce si è alzata a protestare, a contestare, a mettere in discussione una scelta che relega le cure palliative tra gli interventi voluttuari. Bisogna riflettere su questa assenza della politica e della cultura che suggerisce la salute, in quanto istituzione, un ambito intoccabile. Ci vorrebbe un po’ più di coraggio ma, e chi governa la materia ben lo sa, questo è un tema che è più opportuno eludere perché un giorno potrebbe essere vantaggioso a noi o ai nostri cari, essersi dimostrati compiacenti e concilianti. Dignità dell’ammalato e della sua famiglia, efficientismo pericoloso, solidarietà, risuonano ormai solamente tra gli uomini di fede. E, come spesso accade a questa categoria, il più delle volte, inutilmente.




Vanno meglio le cose in Puglia:

15 dicembre 2009

CON(SENSO) (IN)FORMATO

Questo è il testo che avrebbe dovuto essere pubblicato questa settimana:

S
e riuscissi ad uscire da quest’angolo usando l’uscita di destra cadrei da questa pagina. Se mi buttassi sulla sinistra finirei in territorio altrui e sicuramente abbattuta dal fuoco amico. Dovendo restare qui, quasi quasi spicco un triplo salto mortale all’indietro, giocolo con cinque palle, faccio volteggiare sette colombe, salgo su un elefante, passo attraverso un cerchio infuocato, mi appendo a un trapezio, domo undici leoni, ammaestro me stessa e mi convinco definitivamente che la vita, di cui questo angolino è parte, è un immenso e meraviglioso circo Barnum.
(per approfondimenti cliccare sul titolo)

Fonti
Nel celebre circo Barnum, ognuno poteva trovare qualcosa di divertente: in effetti i numeri e le attrazioni erano talmente vari che ce n'era davvero per tutti i gusti. Nel 1835 presentò una donna negra, Joyce Heth, come la ex nutrice del presidente George Washington, ancora in buona forma nonostante i suoi 161 anni dichiarati. Tra le altre sue attrazioni, si ricordano lo scheletro di Cristoforo Colombo e la sirena della isole Figi. Questa caratteristica rese celebre l'effetto Barnum, noto soprattutto come effetto Forer, e cioè la tendenza dell'individuo di credere che una descrizione, un oroscopo, un profilo psicologico, etc siano ritagliati perfettamente su misura propria anche quando essi sono formulati in termini molto generici.

Lesson One - One Lesson

13 dicembre 2009

VITA VISSUTA ovvero che cosa può succedere a una ragazza divertente


In deroga alle mie abitudini, scrivo di domenica e aggiungo un post che per vigliaccheria ieri avevo accantonato.
Questa la storia.
Essendo Bilancia con una serie di astrologici incastri fatali, ho una naturale propensione alla pigrizia che mal si concilia con una altrettanta naturale vocazione alla scrittura. Sia come sia, da un po' mi sono ritagliata un angolino su un giornale qui del posto. Come avrebbe detto la buon'anima di Brenda, lo faccio per passione.
Mi guardo attorno, mi viene un'idea e scrivo le poche righe che premurosamente al sabato (il giornale esce al venerdì) inserisco in questo sito.
Già la storia delle poche righe è una tragedia, per una che ragiona per tomi e che è cresciuta praticamente dentro a una Treccani.
Ma è un esercizio che ritengo utile per foraggiare i neuroni e soprattutto per il buonumore, alimentato tra l'altro da un cane che si comporta come un gatto, una gatta che dorme in una ciotola d'argento dove, se metto un pisello - lo giuro - si rifiuta di entrare, un adorato coinquilino con un irrefrenabile sense of humor (oggi mi ha svegliata leggendo - e che lettura! - una fantastica storia con protagonista Honsell su un tetto con il minestrone!!!!).

Per farla breve, scrivo per finire in corner (così si chiama la rubrichetta), due, tre pensierini alla settimana. Me ne pubblicano uno perchè lo spazio è ingrato. Io però li metto tutti qui. Chè, più che un sito, blog e via dicendo, è un archivio disponibile a chi voglia indagare la mia opera (chiamiamola pure operetta, genere tutt'altro che disprezzabile).
A ispirarmi i contenuti dei pezzulli (è un gergo, si tranquillizzino i malevoli)
sono gli accadimenti della politica locale.

Vediamo un po' che cosa è successo la scorsa settimana da indurmi a certe ilari (il sarcasmo non fa per me, lo detesto) considerazioni.

1
. La Serracchini ha partecipato alla manifestazione viola anti Berlusconi.
Come resistere alla tentazione di immaginarla violavestita (come me e Carla Bruni, ma questa è un'altra storia ancora) a spatuzzanare Mr.B?
Ed ecco pensato e scritto (in treno, il Frecciarossa, esiste davvero e corre come una scheggia) il relativo pensierino.

2
. Sul sito Il Perbenista appare un testo in cui si dice che un tale sarà il coordinatore cittadino del Pld. Già la parola coordinatore è oggettivamente buffa e diventa surreale se attribuita a un partito (tutti i partiti) dove, per definizione, tutto si può fare fuorchè coordinare.
Irresistibile. E così, sempre sul Frecciarossa, matita H4 e quaderno Pigna (ognuno ha le sue fisse) viene prodotto questo testo:


La droite udinese sta lavorando alacremente, come da tradizione, a perdere le prossime elezioni comunali. Una Ferrari rossa, telecomandata da una casa di riposo, passa e ripassa insistentemente sui resti di ex socialisti, democristiani, transazzurri, paraneri, con il chiaro intento di scoordinarli definitivamente. All’operazione partecipano prevalentemente scambisti, feticisti, omofobi, cattonazisti, equino dipendenti, precari definitivi ed erettili casuali. Ferruccio Saro ha cripticamente commentato: impotentia excusat legem.


Il contenuto mi piace molto perchè è più surreale del solito: ci fosse un dadaista da queste parti, sarei già stata ingaggiata.
E il testo sopra finisce nel famoso Corner. E da questo momento in poi ciò che era stato concepito come surreale conferma la sua intima natura.
Nel gioco di parole (attività che richiede abilità sopraffine e autoironia q.b.) si sente chiamato in causa proprio il Coordinatore (il maiuscolo è d'obbligo) il cui coinvolgimento termina alla riga 4.
Da quel momento in poi si utilizzano definizioni applicabili ironicamente alla politica. Politici seriali, che ci stava benissimo ed apriva l'elenco, l'ho tolto perchè con troppe battute.
Rimangano: scambisti, feticisti, omofobi, cattonazisti, equino dipendenti, precari definitivi ed erettili casuali.

Scambisti
: riferito alla politica. Trattasi di soggetti che passano da un partito dall'altro, oppure che aderiscono a una corrente e poi a un'altra ecc. ecc. (dal Dizionario della satira da me testè coniato) oppure scambiano figurine (io lo facevo con i libri, poi sono diventata feticista).
Feticisti: riferito alla politica e detto da una che possiede 128 paia di scarpe (invernali). Adoratori di feticci ai quali i politici tutti fanno parte di diritto e non mi sembra il caso di ricorrere alla semantica per trattare l'argomento.
Omofobi: riferito alla politica. Persone che nutrono diffidenza nei confronti degli omosessuali. Mal gliene incolga, ma in questo contesto suonava bene.
Cattonazisti: qui veramente pensavo a una delle scene più esilaranti di un fantastico film di Mel Brooks (The producer). Urge rivederlo.
Equino dipendenti: qui tiro in campo il mio geniale compagno di Frecciarossa al quale chiedo, matita sull'orecchio come un macellaio: Come posso chiamare quelli che vogliono stare solo con i cavalli vincenti?
La risposta è stata riportata pari pari. L'ho già detto che è un genio?
Precari definitivi ed erettili casuali: mi sono sembrate due buone definizioni, consequenziali alle precedenti. Vada come vada.
Infine il riferimento a Ferruccio Saro che, per inciso, adoro. E' una vecchia battuta in latino, una goliardata fuori dal plot, come direbbe Woody Allen.

C'è qualcuno che ha avuto la pazienza di arrivare sin qui? Perchè è qui che comincia il bello!

2a puntata
Vuoi la Frecciarossa, vuoi che alla stazione di Milano si erano dimenticati di segnalare il numero del binario dal quale stava partendo il treno, vuoi la maledizione di qualche inquilino del Museo Egizio o di quello del Cinema (due ore di coda complessive), ma mi viene il mal di gola.
Non il mal di gola, ma IL mal di gola. Quello che prende i bambini a sette anni e che passa solo con il gelato. E così l'inquieta, che sarei io, finisce a letto. Nell'ordine: malissimo di gola, febbre, mal di orecchie. Suina? Che orrrrrrore!
Colui che amo ritorna da non so dove, chiedendomi che cosa diavolo avessi scritto considerato che aveva incontrato una persona che si riteneva informata sui fatti. Bisogna sapere che l'Amor mio tutto vuole fuochè le seccature (già dato). Ma questa cagnara solo perchè ho citato la marca di un'automobile? Mavalà!! Così crede l'ignara (io).
Nel cuore della notte e a gradi 38,6 il ding dong (così si chiama, giuro) mi segnala l'arrivo di un sms.
No, l'effetto sorpresa, deve restare.
Sarà pubblicato nella terza puntata. Abbiate fede, lettori volonterosi, e amici del drive in (che anni! che risate! che bella gioventù!), tutto sarà svelato. ODDIOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
L'Amor mio, che non legge mai quello che scrivo perchè è un giocoliere della parola detta, mi spegne la luce. Brutta notte. La febbre sale. Forse. E non solo a me.
Nella tarda mattinata di sabato (nell'ordine: febbre, mal di gola, mal di orecchie) arriva il giornale con il Corner incorporato. Lo porta Lui che inizia a preoccuparsi. Che cosa legge di così tragico?
Udite udite!!!! Signori della Corte, giudici, avvocatunzoli, difensori d'ufficio, uscieri e cancellieri. Colui che ragiona più rapidamente della Frecciarossa identifica nella definizione di equino dipendente una persona fisica. ODDDIOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!
Non può essere vero! Ho il testimone. E' causa sua. Stavamo cazzeggiando! Sua Maestà, Giustizia fatta persona, dèi, venitemi incontro! Questo è stato un anno orribile, mi ero ripromessa di finirlo... come dire? in pace.
NO!! L'equino NO. E' tutta colpa di Giorgio. E' lui che ha detto.... odddiooo..: lui che non sa nemmeno chi siano questi qua e non sa nemmeno perchè io scriva queste cose (ti pagano? ti pagano? Nooooo, lo faccio per passione. Ah ah ah ah!!).
Non è finita!!!! L'intreccio si infittisce, il direttore trema, ci sono minacce che incombono, lavori perduti, incarichi andati a gambe all'aria (qualcuno parli con la mia banca please, e neghi, neghi tutto!).
Altro errore, altra sconfitta!!!!! Non è l'equino dipendente la causa dei miei mali ("chi è causa del suo mal pianga se stesso" mia Mamma) che tra l'altro mi è pur simpatico. NOOOOOO!!!!!!!! E' il Partito!!!
Vi prego, signori lettori, affezionati amici di una convalescente in ambascie, amici stretti, amici cari, cani e porci. Omofobi, scambisti, feticisti e tutto il resto sono il PDL!!!! Tutto intero: dal consigliere di circoscrizione al Presidente! L'Amor Mio, l'Amor Nostro (citazione dall'adorato Andrea Mercenaro), io, me compresa. Depravati, maniaci, ecco a ciò in cui ho creduto. Presidente, mi dia retta, è un complotto contro di me come i giudici contro di Lei! Mi rendo conto, sono una lercia sessantottina, Capuozzo è stato il mio testimone di nozze con la bandiera rossa, sono stata tutta pappaeciccia con quel gruppetto di LC. Ha presente? Gente infida. Abbia pietà di me. Volevo fare la sceneggiatrice, entrare nel cinema, scrivere romanzi, ma sono diventata vecchia in quattro e quattr'otto, persa nella pigrizia e nella politica.
Adesso finirò alla sbarra.... E, signori tutti, ho anche perso la pazienza e nonostante il mal di gola (oggi di nuovo a letto) ho starnazzato (facendolo ho aperto la finestra, Pavlov mi spieghi quest'ultimo passaggio). E così sono condannata a perdere il Corner (così mi è stato detto), a non lavorare, a finire nel cono dell' inessenzialità, nell'oblio dei perdenti. IO, che avrei voluto diventare Arbasino.

12 dicembre 2009


Pentitissimi

L’ala moderata dello “spatuzzatura fan club” locale ha nominato i suoi vertici. Presidente ad honorem è un Sindaco che ha avuto la meglio, nonostante il tentativo di sfiguramento con acido muriatico, su una Segretaria con i denti avvelenati, avvistata in pantacollant viola e sandali tacco 12 democraticamente disegnati da Jimmy Choo per H&M. Fanno parte del cda elementi della droite à kefiah, saltimbanchi e prestigiatori. Il gruppo ha confermato la propria presenza al cocktail offerto da tal Veronique. In palio candidature e poisons per tutti.

Traveller


Si avvisano i signori viaggiatori che a causa della mancanza di essi stessi, i treni diretti da Udine per Milano sono stati definitivamente soppressi; lo stesso dicasi di quelli per Roma, mentre gli zuge per Vienna sono parcheggiati una volta per tutte a Villaco. A loro disposizione possono trovare servizi di pullman, nell’apposita stazione, che propongono itinerari intelligenti per la Polonia, Ucraina, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Catanzaro, Foggia, Lecce e Taranto.

Per gli stessi motivi non sarà ripristinato il volo per Milano (fermo restando le opzioni via Roma, Parigi, Monaco e Belgrado) da Ronchi dei Legionari, aeroporto da cui appaiano e scompaiono destinazioni a ogni cambio di stagione.

I signori viaggiatori, pur non viaggiando, sono pregati di sistemare i bagagli a mano nelle apposite cappelliere, chiudere il tavolino di fronte a loro, mantenere la distanza di sicurezza, leggere i pannelli a messaggio variabile, obliterare i biglietti, non sporgersi dai finestrini e attendere la terza corsia nelle aree di servizio dove la protezione civile provvederà a distribuire loro acqua, coperte e altri generi di conforto.


Dress code

Siccome sono più bella che intelligente, siccome per me il lodo è il marito della lode che prendevo a scuola, essendo che Luc di Mont è pieno di mogli e figli bellissimi, stante che i comunisti non mangiano i bambini, perché la Serracchiani non si mette le gonne?

Acque agitate

Se Saro dice che tutto può succedere e Berlusconi fa succedere di tutto è meglio che Tondo si preoccupi.

Faccende primarie

Dire a Saro che dica a Renzulli che dica a Englaro che dica a suo fratello che dica a Ignazio (Marino) che i polsini slacciati della camicia sono stati abbandonati dai sindacalisti yuppisti già negli anni ’80. Gli si faccia nel contempo sapere che il tema del fine vita è stato derubricato dall’agenda politica da quando i sondaggi del Cav. hanno appurato che solo a sentirlo nominare gli italiani si toccano le palle.

Snobismo

Le macchine di grossa cilindrata comprate di seconda mano sono più malinconiche delle city bici inutilizzate di via Leopardi.

L'alba del salmone

Essendo partita alle 6.30 per essere alle 7 a mangiare del modesto salmone svedese nel sistema commerciale più organizzato del mondo, ho passato il resto della giornata leggendo i libri finti della libreria Billy.

Taglia qui taglia là


Non dite a Natalie e China, e alle altre nobildonne in gramaglie di via Gradoli, che da queste parti si taglia un po’ di tutto, persino in ospedale. Meglio precisare che l’obiettivo principale (oltre alle pause pranzo e ai fuochi d’artificio) è il mondo della cultura dove si rincorrono più ipotesi:

e se il Mittelfest diventasse biennale o triennale (Saro permettendo)? E se il Far east diventasse near (Honsell permettendo)? E se al Css si togliessero gli spettacoli e si lasciassero i servizi (Reitani permettendo)? E se in Castello si facessero miniappartamenti (parlarne con Gallerini)? E se di Vicino Lontano restasse solo il vicino (chiedere anche alla Malisani)? E se a Villa Manin andasse a dormire Tondo nel letto di Napoleone (pagando Cainero)? E se Friuli doc si limitasse al doc (chiedere a Fontanini)? Basta festival, basta rassegne, basta déjeuner avec l'herbe al parco del Rivellino (passare lo spino a Molinaro)! Basta orchestrali e avanti orchestrine! Sdrindule ringrazia.


Fanulloni


I dipendenti pubblici utilizzano la pausa pranzo, nell’ordine, per: fare sesso, fare la pennichella, fare la spesa, fare caciara, farsi una bruschetta, farsi un tiro, farsi un giro, farsi un collega, farsi le lasagne, farsi un trans, fare un pisolo, farsi un film. Questa l’evidente opinione del ministro di Avellino che vuole abolirla; il presidente Fontanini, al grido “Mole il bevi”, la vuole allungare alla sola condizione che si beva vino Friulano.


La fatica di vivere


Stramazzata al suolo da Pinter e ripresami con Solenghi, ma martoriata da una orchestra mitteleuropea, chiedo ai Signori della Corte di mandare per sempre in esilio tutta la cosiddetta cultura locale e di chiamare definitivamente Tarantino (Bastardi senza gloria) a far piazza pulita (Bill Kill) dei presidenti e amministratori pubblici per hanno cacciato questa terra nello spazio dell’irrilevanza. Invito i Signori della Corte ad esaminare anche la documentazione relativa a una campagna di promozione del vino locale dal titolo Mole il bevi (definizione che ha subito soppiantato il tradizionale cin cin) e una di sicurezza stradale rubricata sotto il titolo Piede facile.

Se qualche giudice vorrà dare un occhio a tutto questo sappia che sono una persona non informata sui fatti.