15 settembre 2013
13 dicembre 2011
29 ottobre 2010
A proposito di sicurezza stradale copiata male
Maria Bruna Pustetto 2009
Progetto per un’attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della sicurezza stradale
- Far applicare le leggi che rendono obbligatorio l’uso della cintura di sicurezza, l’utilizzo del seggiolino per i bambini così come l’utilizzo del casco in moto
- Applicare le leggi che mirano a prevenire la guida in stato di ebrezza
- Fare in modo che siano rispettati i limiti di velocità
- Assicurarsi che le considerazioni relative alla sicurezza stradale tengano conto del contesto ambientale e di nuove discipline e nella definizione di politiche e piani di trasporto
- Favorire servizi di trasporto pubblico sicuri e a prezzo abbordabile.
- Inserire la sicurezza stradale tra le attività di promozione della salute
- Raccogliere sistematicamente dati sulle caratteristiche e sulle conseguenze sanitarie degli incidenti stradali
- Tradurre i dati scientifici in azioni politiche e in attività finalizzate a proteggere gli automobilisti e gli altri occupanti delle auto sulle strade particolarmente pericolose
- Incoraggiare una maggiore integrazione tra le materie relative la sanità e quelle riguardanti la sicurezza stradale
E’ per questo motivo che l’obiettivo più realisticamente raggiungibile è aumentare la visibilità del tema della sicurezza stradale per giungere alla riduzione degli incidenti (con morti e/o feriti) causati dalla velocità (sovente associata all’abuso di alcol e droghe) sulle strade provinciali, regionali, statali e autostrade del FVG. |
Travelsmart Officer Leon Ebbelaar said by travelling within the legal speed limit past school zones, motorists were making a statement of respect towards pedestrians and cyclists. “This encourages more people to walk and cycle, reducing traffic congestion and increasing a sense of community,” he said. “Travelling inside a car at 40, 50 or even 100km/h is very comfortable for the occupants, however, the situation is very different and even dangerous for people trying to cross the road, especially children.”
The Silhouette Children initiative is one of the ways the City of Melville is working with local schools, including Melville Primary, to reduce vehicle speeds to improve student safety and also to encourage students to walk and cycle when they can to improve their health and fitness and help the environment.
Mr Ebbelaar said the City first trialled the use of the Silhouette Children at Caralee Primary School in November and the silhouettes were very effective in slowing drivers who were interested in seeing what was happening. “The silhouettes also raised a large amount of discussion among drivers,” he said.
In February this year, the City of Melville hosted a TravelSmart to School Program run by Millennium Kids. Melville Primary was one of the schools to take part and develop a TravelSmart to School Action Plan that encourages children to walk and cycle to school where possible. Students raised vehicle speeds as one reason why parents wouldn’t let them walk and cycle to school.
Mr Ebbelaar said in addition to installing the Silhouette Children outside the school, Melville Primary would ask parents to sign a ‘speed limit promise’ and display a sticker on their rear bumper to let other drivers understand the importance of following the speed limit. “Drivers will also be able to put a small sticker on their dashboard to remind them of their interest in road safety,” he said. “During the use of the Silhouette Children, students will use a police-style radar gun to measure vehicle speeds and remind drivers that vehicle speeds affect students and their right to a safe environment.”
Yes it is true people respond to 'newness' until the novelty wears off. The Silhouette Children cutouts were placed in different positions along the road and changed in number over the one-week trial.
In addition, the cutouts are just one part of the program used to draw attention to speeding as an issue that affects children's safety. Students also used radar cameras and speed sentry trailers to remind drivers of their speed.
Following this, parents of the students signed 'Speed Limit Promises' and agreed to put a sticker on their car to make 'public' their committment to drive according to the speed limit.
Please see attached a summary of the program to date. The program has reduced the number of drivers speeding past the school by almost 50 per cent and longer-term changes are being monitored.
http://www.signonsandiego.com/uniontrib/20050410/news_1n10signs.html
28 ottobre 2010
Diario 2
2. Dire a Hons-el di andare a farsi un giro, dalle 13 in poi, in via Leopardi davanti alla stazione delle autocorriere. Potrà ricevere ricchi spunti dai ragazzi bivaccanti sulle panchine. Dopo le 20 si consiglia un analogo tour per suggerimenti più arditi. Nella pausa dall'1.00 (a.m.) alle 7.00 (a.m.), su richiesta può anche darsi all'azzardo. Già che è nella zona comprare l'autostazione e piazzare al primo piano un centro sociale che favorisca l'integrazione.
3. Districarsi tra gli scambisti di viale Pasolini e dintorni che dopo la marcia indietro sull'abbassamento delle luci nella zona dicono che non voteranno più per questa amministrazione.
4. Spezzare il cuore delle sagome.
KOSIC ADVENTURES
Pubblico ingrato
Prossimo appuntamento con l'opera dello sponsorizzatissimo e nuovo direttore artistico Cesare Lievi. Si segnala pubblico fremente.
27 ottobre 2010
Cose fa fare
.
26 ottobre 2010
Benvenuti a Chinatown, zona Magnolie.
Ad una ad una tutte le luci stanno diventando al neon con buona pace dell'amministrazione che certamente plaude alla green energy che, da quelle parti, sta virando al yellow con sfumature ad oggi imprevedibili.
27 agosto 2010
Paese che vai, Assessore che trovi
La formula festival negli ultimi decenni ha conosciuto uno sviluppo eccezionale, attirando l'attenzione di media, professionisti della cultura e del turismo, studiosi e ricercatori. Ma che cos'è un festival?
A dare una prima risposta ai tanti quesiti che ancora oggi ci sono sul fenomeno, è stato Guido Guerzoni, docente di Economia e management delle istituzioni culturali all'Università Bocconi e di Economia dello Spettacolo allo Iuav di Venezia. A lui è stata affidata l'indagine "Effettofestival. L'impatto economico dei festival di approfondimento culturale", edita da Strumenti e voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, presentata l’altra sera a Milano, al Circolo della Stampa. All'incontro, oltre a Guerzoni, hanno partecipato: Marco Cammelli, presidente della Commissione Beni Culturali dell'Acri e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Giulia Cogoli, direttore del Festival della Mente di Sarzana (La Spezia), Gian Arturo Ferrari, direttore generale della Divisione Libri del Gruppo Mondadori, Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, Matteo Melley, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, il quale ha sottolineato l'importanza del tema per le Fondazioni bancarie.
A ribadire il cambiamento del ruolo di queste ultime, che da semplici erogatori stanno entrando nel vivo della progettazione culturale, sono stati gli stessi presidenti, che hanno ricordato come le stesse ogni anno erogano all'incirca mezzo miliardo di euro, parte dei quali è destinata alla produzione di mostre ed eventi culturali.
Malgrado non sia stata ancora elaborata una chiara definizione di festival, nel corso del tempo il format si è ritagliato un suo profilo. Si tratta di una manifestazione che ha una continuità storica, con un preciso tema culturale, con eventi concentrati in un tempo e luogo precisi, appositamente concepiti per un pubblico non specialistico. Insomma, la scrematura da fare a riguardo è tanta. Basti pensare che, basandosi su questi parametri, Guerzoni tra tutti i cosiddetti festival, ne ha presi in considerazione 27.
"L'offerta si è talmente allargata che è arrivato il momento di fare una cernita e difendersi da chi si improvvisa" ha sottolineato il docente. "L'analisi di impatto - che tiene in considerazione gli effetti, sociali, culturali, economici, fiscali, occupazionali, ambientali e immobiliari - è fondamentale ora che ai finanziatori pubblici si affiancano sponsor privati. Se un festival funziona, il ritorno c'è." Eccome. Basti prendere in considerazione i dati inerenti il contributo offerto dai festival alle economie locali. Mantova e Sarzana in primis. La case history del Festival della Mente di Sarzana (quest'anno alla 5° edizione) dimostra che lo scorso anno con 31mila presenze monitorate, partendo da un investimento di 480mila euro l'impatto economico valutato è stato di 4 milioni circa. Un successo dettato da tanti fattori, ma soprattutto dalla qualità dei contenuti e dalla professionalità e dall'esperienza degli organizzatori.
"Per la buona riuscita di un Festival - ha sottolineato Giulia Cogoli - non ci si può improvvisare. Bisogna nascere piccoli per crescere. È necessario radicarsi sul territorio, lavorare sul tessuto urbano. Se non c'è unione e collaborazione con le realtà cittadine, ci si perde per strada."
E il libro, gli editori cosa c'entrano in tutto questo? "Molto. Malgrado l'era virtuale non dobbiamo sottovalutare questo antico mezzo di comunicazione che rimane ancora oggi il principale prodotto di consumo culturale italiano, seguito con ampio margine da video, cinema e musica" ribadisce Stefano Mauri. "In Italia, negli ultimi dieci anni," ha proseguito Gian Arturo Ferrari "è aumentata la familiarità con i libri, anche se ben due terzi della popolazione adulta non ha alcun rapporto con esso. Il libro è un bene ricercato da una minoranza esigua della popolazione, ma malgrado questo l'Italia detiene il 4° posto nel mercato europeo del libro e il 6° mondiale."
NO BRAND NO MONEY
Mal gliene incolse quindi a Mantova che invece di darsi al gonzaghismo spinto si è buttata sulla letteratura facendo arrivare in città qualche centinaia di migliaia di visitatori per ascoltare un Barrico o un Yehoshua qualsiasi. O a Sarzana, un cittadina ligure nello spotlight per il fatto di saper trascinare ogni anno nella fortezza sin lì sottoutilizzata, filosofi (e ascoltatori) da tutto il mondo per discutere, mangiando la sfarinata, le possibili sorti dello stesso. Per non parlare della Valle d’Itria che sarebbe un cumulo di trulli e masserie fatiscenti (sul mercato oggi da 3 mila euro a mq) se non avessero considerato di portarvi le maggiori orchestre del mondo ad eseguire Verdi, di mettere gli Steinway nei cortili, i violini nei vicoli e dibattiti e incontri, letture e danze, a ogni angolo delle case bianche. Senza andar troppo lontano, nemmeno Pordenone sarebbe uscita dal cono d’ombra della Zanussi-Elettrolux se non ci fosse stata l’intuizione di portare in corso Garibaldi Avoledo e celebrities come il sommo Philip Roth e un festival del cinema muto di cui si discetta in tutto il mondo. Che questo paese sia quindi impazzito? Quale delirio spinge amministratori, associazioni e privati a promuovere festival ed eventi che, inevitabilmente, a un certo punto mostreranno la corda, come giustamente prevede il Nostro Amministratore, e che richiederanno un ulteriore sforzo creativo per mantenere la loro attrattività?
E’ che nell’aria, da tempo, aleggia una tendenza cupa globalizzata (non è una parolaccia) che porta anche i ragazzini a messaggiarsi per incontrarsi nei centri commerciali, che svuota le città a favore di non-luoghi che appaiono e scompaiono, che rende poco divertenti i mercatini delle pulci, che invita a vedere le partite solo in TV o ad andare solo dove sono previste 100 mila presenze.
Questo succede, e per porre rimedio all’ andazzo che distrugge, tra l’altro, quel settore non proprio irrilevante che è il terziario, nel Mondo (quel posto, per intenderci, a portata di clic) ci si sta attrezzando per cercare di invertire la rotta considerato che le madonne sui duomi e le piazze con i portici non sono più sufficienti a intercettare pubblico e/o utenti che sono i soggetti che, alla fin fine, producono quell’utile sterco del diavolo con il quale si comprano anche borsette di Hermes, t-shirt di Zara, libri di Guy Debord, biglietti per i concerti di Satie e le pieces di HÖlderlin.
I più mattacchioni tra i pubblici amministratori, quelli sventati e irresponsabili, si sono così messi a pensare al marketing (farsi illuminare, please, da quelli citati in apertura) per compiere quel misfatto irriverente che è la “vendita” del loro territorio che, dio mi perdoni, è visto come un prodotto che, in quanto tale, deve avere un brand, un marchio. Qualcosa per intenderci (da Kotler all’indimenticabile Gianpaolo Fabris, mi si permetta la banalizzazione) simile alla Coca Cola o alla Nike che si comprano perché danno più fiducia (ci piacciono) rispetto ai prodotti concorrenti. Il brand, l’identità unica e competitiva di una città, non si costruisce con un evento ma questo può essere un punto di partenza, uno strumento per creare un progetto da implementare e valorizzare con idee, comunicazione, creatività per posizionare la città internamente e a livello internazionale come una buona destinazione per il commercio, il turismo e, perché no, gli investimenti.
In poche parole, per attivare – si badi bene - un processo culturale che attribuisca un significato anche economico a tutte quelle componenti immateriali che compongono la nostra storia (in America quei birbanti la chiamano show) e il nostro presente e che rischiano seriamente di finire, se non lo sono già, sotto quegli strati di polvere accuditi con amore dai sacerdoti del démodé snob-business.
Per approfondire
http://www.festivaldellamente.it/effetto_festival.asp
19 dicembre 2009
Ospedale di Udine: il mistero del reparto che non c'è

E' singolare che sul sito web dell'Ospedale di Udine non risulti il reparto di Cure Palliative che è fisicamente contiguo a Oncologia Degenze al terzo piano. Sembra quasi che si tratti di uno spazio invisibile e, in quanto tale, attivabile o disattivabile a piacimento così come effettivamente accade.
E' quindi parte integrante del reparto di Oncologia? E se lo è, è concepibile chiuderne, di tanto in tanto, una parte? Forse si pensa che per farne un reparto basta metterci un cartello ed è per questo che a un ammalato, spostato dall'area cure palliative (chiuse pochi minuti dopo) a una stanza di oncologia, è stato messo di fretta e furia sulla porta un miserevole foglio con la sigla ACP (Area Cure Palliative). Tutto questo contraddice con il concetto stesso di cure Palliative che non equivalgono, ad esempio, alle terapie del dolore. La conclusione è che nell'Ospedale di Udine non c'è UFFICIALMENTE un Reparto cure Palliative. E allora, bisognerebbe chiedersi, chi e perchè viene messo in quell'ala del reparto di oncologia? Quali sono i criteri di accoglienza? Ci sono delle regole che stabiliscono chi può essevi ammesso e chi no? Chi è autorizzato a fare queste scelte?
Chi è responsabile di quell'area? E' pagato in quanto tale?
http://www.ospedaleudine.it
Si chiude ancora il reparto cure palliative dell'Ospedale di Udine
L’arcivescovo mons. Mazzocato, ha visitato l’Ospedale di Udine dove ha sottolineato come questo debba essere il luogo in cui “passa la frontiera della difesa della dignità della persona. Un valore non negoziabile questo, perché ognuno di noi è il perno che sostiene la civiltà e la qualità del vivere civile”. Chissà se è stato anche scortato nel Reparto cuore palliative e gli è stato detto che quello è un optional che si apre e si chiude a seconda della presenza o assenza di medici e infermieri. Chissà se è stato informato che degli ammalati terminali saranno mandati a casa perché, come nelle scuole e nelle fabbriche, il reparto chiuderà per ferie così come era avvenuto la scorsa estate quando la chiusura si era protratta per due mesi. Forse gli è stato detto, con una buona dose di malafede, che la chiusura è considerata un “regalo” ai pazienti e ai famigliari che così potranno trascorrere “serenamente” le feste di Natale. Omettendo, ritengo, che ci siano famiglie che in questo modo vivranno un’ulteriore tragedia nelle tragedie e ammalati che vogliono solo restare in pace e non costretti a trasferte in ambulanza verso destinazioni non attrezzate, tecnicamente e psicologicamente, ad accoglierli. Lo stesso Papa la scorsa settimana ha parlato del valore delle cure palliative spiegando come “la prevalente mentalità efficientistica tende spesso a emarginare gli ammalati terminali ritenendoli un peso e un problema per la società” aggiungendo l’importanza delle strutture “che pongono al centro del proprio impegno la cura e l’accoglienza premurosa dei malati e dei loro familiari, in consonanza a quanto insegna la Chiesa, la quale, attraverso i secoli, si è sempre mostrata come madre amorevole di coloro che soffrono nel corpo e nello spirito”. Da quando la stampa ha dato notizia della prossima chiusura del reparto dell’ospedale di Udine per le feste natalizie, nessuna voce si è alzata a protestare, a contestare, a mettere in discussione una scelta che relega le cure palliative tra gli interventi voluttuari. Bisogna riflettere su questa assenza della politica e della cultura che suggerisce la salute, in quanto istituzione, un ambito intoccabile. Ci vorrebbe un po’ più di coraggio ma, e chi governa la materia ben lo sa, questo è un tema che è più opportuno eludere perché un giorno potrebbe essere vantaggioso a noi o ai nostri cari, essersi dimostrati compiacenti e concilianti. Dignità dell’ammalato e della sua famiglia, efficientismo pericoloso, solidarietà, risuonano ormai solamente tra gli uomini di fede. E, come spesso accade a questa categoria, il più delle volte, inutilmente.
Vanno meglio le cose in Puglia:
15 dicembre 2009
CON(SENSO) (IN)FORMATO
Questo è il testo che avrebbe dovuto essere pubblicato questa settimana:Se riuscissi ad uscire da quest’angolo usando l’uscita di destra cadrei da questa pagina. Se mi buttassi sulla sinistra finirei in territorio altrui e sicuramente abbattuta dal fuoco amico. Dovendo restare qui, quasi quasi spicco un triplo salto mortale all’indietro, giocolo con cinque palle, faccio volteggiare sette colombe, salgo su un elefante, passo attraverso un cerchio infuocato, mi appendo a un trapezio, domo undici leoni, ammaestro me stessa e mi convinco definitivamente che la vita, di cui questo angolino è parte, è un immenso e meraviglioso circo Barnum.
(per approfondimenti cliccare sul titolo)
Fonti
Nel celebre circo Barnum, ognuno poteva trovare qualcosa di divertente: in effetti i numeri e le attrazioni erano talmente vari che ce n'era davvero per tutti i gusti. Nel 1835 presentò una donna negra, Joyce Heth, come la ex nutrice del presidente George Washington, ancora in buona forma nonostante i suoi 161 anni dichiarati. Tra le altre sue attrazioni, si ricordano lo scheletro di Cristoforo Colombo e la sirena della isole Figi. Questa caratteristica rese celebre l'effetto Barnum, noto soprattutto come effetto Forer, e cioè la tendenza dell'individuo di credere che una descrizione, un oroscopo, un profilo psicologico, etc siano ritagliati perfettamente su misura propria anche quando essi sono formulati in termini molto generici.
13 dicembre 2009
VITA VISSUTA ovvero che cosa può succedere a una ragazza divertente
In deroga alle mie abitudini, scrivo di domenica e aggiungo un post che per vigliaccheria ieri avevo accantonato.
Questa la storia.
Essendo Bilancia con una serie di astrologici incastri fatali, ho una naturale propensione alla pigrizia che mal si concilia con una altrettanta naturale vocazione alla scrittura. Sia come sia, da un po' mi sono ritagliata un angolino su un giornale qui del posto. Come avrebbe detto la buon'anima di Brenda, lo faccio per passione.
Mi guardo attorno, mi viene un'idea e scrivo le poche righe che premurosamente al sabato (il giornale esce al venerdì) inserisco in questo sito.
Già la storia delle poche righe è una tragedia, per una che ragiona per tomi e che è cresciuta praticamente dentro a una Treccani.
Ma è un esercizio che ritengo utile per foraggiare i neuroni e soprattutto per il buonumore, alimentato tra l'altro da un cane che si comporta come un gatto, una gatta che dorme in una ciotola d'argento dove, se metto un pisello - lo giuro - si rifiuta di entrare, un adorato coinquilino con un irrefrenabile sense of humor (oggi mi ha svegliata leggendo - e che lettura! - una fantastica storia con protagonista Honsell su un tetto con il minestrone!!!!).
Per farla breve, scrivo per finire in corner (così si chiama la rubrichetta), due, tre pensierini alla settimana. Me ne pubblicano uno perchè lo spazio è ingrato. Io però li metto tutti qui. Chè, più che un sito, blog e via dicendo, è un archivio disponibile a chi voglia indagare la mia opera (chiamiamola pure operetta, genere tutt'altro che disprezzabile).
A ispirarmi i contenuti dei pezzulli (è un gergo, si tranquillizzino i malevoli)
sono gli accadimenti della politica locale.
Vediamo un po' che cosa è successo la scorsa settimana da indurmi a certe ilari (il sarcasmo non fa per me, lo detesto) considerazioni.
1. La Serracchini ha partecipato alla manifestazione viola anti Berlusconi.
Come resistere alla tentazione di immaginarla violavestita (come me e Carla Bruni, ma questa è un'altra storia ancora)
Ed ecco pensato e scritto (in treno, il Frecciarossa, esiste davvero e corre come una scheggia) il relativo pensierino.
2. Sul sito Il Perbenista appare un testo in cui si dice che un tale sarà il coordinatore cittadino del Pld. Già la parola coordinatore è oggettivamente buffa e diventa surreale se attribuita a un partito (tutti i partiti) dove, per definizione, tutto si può fare fuorchè coordinare.
Irresistibile. E così, sempre sul Frecciarossa, matita H4 e quaderno Pigna (ognuno ha le sue fisse) viene prodotto questo testo:
La droite udinese sta lavorando alacremente, come da tradizione, a perdere le prossime elezioni comunali. Una Ferrari rossa, telecomandata da una casa di riposo, passa e ripassa insistentemente sui resti di ex socialisti, democristiani, transazzurri, paraneri, con il chiaro intento di scoordinarli definitivamente. All’operazione partecipano prevalentemente scambisti, feticisti, omofobi, cattonazisti, equino dipendenti, precari definitivi ed erettili casuali.
Il contenuto mi piace molto perchè è più surreale del solito: ci fosse un dadaista da queste parti, sarei già stata ingaggiata.
E il testo sopra finisce nel famoso Corner. E da questo momento in poi ciò che era stato concepito come surreale conferma la sua intima natura.
Nel gioco di parole (attività che richiede abilità sopraffine e autoironia q.b.) si sente chiamato in causa proprio il Coordinatore (il maiuscolo è d'obbligo) il cui coinvolgimento termina alla riga 4.
Da quel momento in poi si utilizzano definizioni applicabili ironicamente alla politica. Politici seriali, che ci stava benissimo ed apriva l'elenco, l'ho tolto perchè con troppe battute.
Rimangano: scambisti, feticisti, omofobi, cattonazisti, equino dipendenti, precari definitivi ed erettili casuali.
Scambisti: riferito alla politica. Trattasi di soggetti che passano da un partito dall'altro, oppure che aderiscono a una corrente e poi a un'altra ecc. ecc. (dal Dizionario della satira da me testè coniato) oppure scambiano figurine (io lo facevo con i libri, poi sono diventata feticista).
Feticisti: riferito alla politica e detto da una che possiede 128 paia di scarpe (invernali). Adoratori di feticci ai quali i politici tutti fanno parte di diritto e non mi sembra il caso di ricorrere alla semantica per trattare l'argomento.
Omofobi: riferito alla politica. Persone che nutrono diffidenza nei confronti degli omosessuali. Mal gliene incolga, ma in questo contesto suonava bene.
Cattonazisti: qui veramente pensavo a una delle scene più esilaranti di un fantastico film di Mel Brooks (The producer). Urge rivederlo.
Equino dipendenti: qui tiro in campo il mio geniale compagno di Frecciarossa al quale chiedo, matita sull'orecchio come un macellaio: Come posso chiamare quelli che vogliono stare solo con i cavalli vincenti?
La risposta è stata riportata pari pari. L'ho già detto che è un genio?
Precari definitivi ed erettili casuali: mi sono sembrate due buone definizioni, consequenziali alle precedenti. Vada come vada.
Infine il riferimento a Ferruccio Saro che, per inciso, adoro. E' una vecchia battuta in latino, una goliardata fuori dal plot, come direbbe Woody Allen.
C'è qualcuno che ha avuto la pazienza di arrivare sin qui? Perchè è qui che comincia il bello!
2a puntata
Vuoi la Frecciarossa, vuoi che alla stazione di Milano si erano dimenticati di segnalare il numero del binario dal quale stava partendo il treno, vuoi la maledizione di qualche inquilino del Museo Egizio o di quello del Cinema (due ore di coda complessive), ma mi viene il mal di gola.
Non il mal di gola, ma IL mal di gola. Quello che prende i bambini a sette anni e che passa solo con il gelato. E così l'inquieta, che sarei io, finisce a letto. Nell'ordine: malissimo di gola, febbre, mal di orecchie. Suina? Che orrrrrrore!
Colui che amo ritorna da non so dove, chiedendomi che cosa diavolo avessi scritto considerato che aveva incontrato una persona che si riteneva informata sui fatti. Bisogna sapere che l'Amor mio tutto vuole fuochè le seccature (già dato). Ma questa cagnara solo perchè ho citato la marca di un'automobile? Mavalà!! Così crede l'ignara (io).
Nel cuore della notte e a gradi 38,6 il ding dong (così si chiama, giuro) mi segnala l'arrivo di un sms.
No, l'effetto sorpresa, deve restare.
Sarà pubblicato nella terza puntata. Abbiate fede, lettori volonterosi, e amici del drive in (che anni! che risate! che bella gioventù!), tutto sarà svelato. ODDIOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
L'Amor mio, che non legge mai quello che scrivo perchè è un giocoliere della parola detta, mi spegne la luce. Brutta notte. La febbre sale. Forse. E non solo a me.
Nella tarda mattinata di sabato (nell'ordine: febbre, mal di gola, mal di orecchie) arriva il giornale con il Corner incorporato. Lo porta Lui che inizia a preoccuparsi. Che cosa legge di così tragico?
Udite udite!!!! Signori della Corte, giudici, avvocatunzoli, difensori d'ufficio, uscieri e cancellieri. Colui che ragiona più rapidamente della Frecciarossa identifica nella definizione di equino dipendente una persona fisica. ODDDIOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!
Non può essere vero! Ho il testimone. E' causa sua. Stavamo cazzeggiando! Sua Maestà, Giustizia fatta persona, dèi, venitemi incontro! Questo è stato un anno orribile, mi ero ripromessa di finirlo... come dire? in pace.
NO!! L'equino NO. E' tutta colpa di Giorgio. E' lui che ha detto.... odddiooo..: lui che non sa nemmeno chi siano questi qua e non sa nemmeno perchè io scriva queste cose (ti pagano? ti pagano? Nooooo, lo faccio per passione. Ah ah ah ah!!).
Non è finita!!!! L'intreccio si infittisce, il direttore trema, ci sono minacce che incombono, lavori perduti, incarichi andati a gambe all'aria (qualcuno parli con la mia banca please, e neghi, neghi tutto!).
Altro errore, altra sconfitta!!!!! Non è l'equino dipendente la causa dei miei mali ("chi è causa del suo mal pianga se stesso" mia Mamma) che tra l'altro mi è pur simpatico. NOOOOOO!!!!!!!! E' il Partito!!!
Vi prego, signori lettori, affezionati amici di una convalescente in ambascie, amici stretti, amici cari, cani e porci. Omofobi, scambisti, feticisti e tutto il resto sono il PDL!!!! Tutto intero: dal consigliere di circoscrizione al Presidente! L'Amor Mio, l'Amor Nostro (citazione dall'adorato Andrea Mercenaro), io, me compresa. Depravati, maniaci, ecco a ciò in cui ho creduto. Presidente, mi dia retta, è un complotto contro di me come i giudici contro di Lei! Mi rendo conto, sono una lercia sessantottina, Capuozzo è stato il mio testimone di nozze con la bandiera rossa, sono stata tutta pappaeciccia con quel gruppetto di LC. Ha presente? Gente infida. Abbia pietà di me. Volevo fare la sceneggiatrice, entrare nel cinema, scrivere romanzi, ma sono diventata vecchia in quattro e quattr'otto, persa nella pigrizia e nella politica.
Adesso finirò alla sbarra.... E, signori tutti, ho anche perso la pazienza e nonostante il mal di gola (oggi di nuovo a letto) ho starnazzato (facendolo ho aperto la finestra, Pavlov mi spieghi quest'ultimo passaggio). E così sono condannata a perdere il Corner (così mi è stato detto), a non lavorare, a finire nel cono dell' inessenzialità, nell'oblio dei perdenti. IO, che avrei voluto diventare Arbasino.
12 dicembre 2009

Pentitissimi
L’ala moderata dello “spatuzzatura fan club” locale ha nominato i suoi vertici. Presidente ad honorem è un Sindaco che ha avuto la meglio, nonostante il tentativo di sfiguramento con acido muriatico, su una Segretaria con i denti avvelenati, avvistata in pantacollant viola e sandali tacco 12 democraticamente disegnati da Jimmy Choo per H&M. Fanno parte del cda elementi della droite à kefiah, saltimbanchi e prestigiatori. Il gruppo ha confermato la propria presenza al cocktail offerto da tal Veronique. In palio candidature e poisons per tutti.
Traveller
Si avvisano i signori viaggiatori che a causa della mancanza di essi stessi, i treni diretti da Udine per Milano sono stati definitivamente soppressi; lo stesso dicasi di quelli per Roma, mentre gli zuge per Vienna sono parcheggiati una volta per tutte a Villaco. A loro disposizione possono trovare servizi di pullman, nell’apposita stazione, che propongono itinerari intelligenti per la Polonia, Ucraina, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Catanzaro, Foggia, Lecce e Taranto.
Per gli stessi motivi non sarà ripristinato il volo per Milano (fermo restando le opzioni via Roma, Parigi, Monaco e Belgrado) da Ronchi dei Legionari, aeroporto da cui appaiano e scompaiono destinazioni a ogni cambio di stagione.
I signori viaggiatori, pur non viaggiando, sono pregati di sistemare i bagagli a mano nelle apposite cappelliere, chiudere il tavolino di fronte a loro, mantenere la distanza di sicurezza, leggere i pannelli a messaggio variabile, obliterare i biglietti, non sporgersi dai finestrini e attendere la terza corsia nelle aree di servizio dove la protezione civile provvederà a distribuire loro acqua, coperte e altri generi di conforto.

Dress code
Siccome sono più bella che intelligente, siccome per me il lodo è il marito della lode che prendevo a scuola, essendo che Luc di Mont è pieno di mogli e figli bellissimi, stante che i comunisti non mangiano i bambini, perché la Serracchiani non si mette le gonne?
Acque agitate
Se Saro dice che tutto può succedere e Berlusconi fa succedere di tutto è meglio che Tondo si preoccupi.
Faccende primarie
Dire a Saro che dica a Renzulli che dica a Englaro che dica a suo fratello che dica a Ignazio (Marino) che i polsini slacciati della camicia sono stati abbandonati dai sindacalisti yuppisti già negli anni ’80. Gli si faccia nel contempo sapere che il tema del fine vita è stato derubricato dall’agenda politica da quando i sondaggi del Cav. hanno appurato che solo a sentirlo nominare gli italiani si toccano le palle.
Snobismo
Le macchine di grossa cilindrata comprate di seconda mano sono più malinconiche delle city bici inutilizzate di via Leopardi.
L'alba del salmone
Essendo partita alle 6.30 per essere alle 7 a mangiare del modesto salmone svedese nel sistema commerciale più organizzato del mondo, ho passato il resto della giornata leggendo i libri finti della libreria Billy.
Taglia qui taglia là
Non dite a Natalie e China, e alle altre nobildonne in gramaglie di via Gradoli, che da queste parti si taglia un po’ di tutto, persino in ospedale. Meglio precisare che l’obiettivo principale (oltre alle pause pranzo e ai fuochi d’artificio) è il mondo della cultura dove si rincorrono più ipotesi:
e se il Mittelfest diventasse biennale o triennale (Saro permettendo)? E se il Far east diventasse near (Honsell permettendo)? E se al Css si togliessero gli spettacoli e si lasciassero i servizi (Reitani permettendo)? E se in Castello si facessero miniappartamenti (parlarne con Gallerini)? E se di Vicino Lontano restasse solo il vicino (chiedere anche alla Malisani)? E se a Villa Manin andasse a dormire Tondo nel letto di Napoleone (pagando Cainero)? E se Friuli doc si limitasse al doc (chiedere a Fontanini)? Basta festival, basta rassegne, basta déjeuner avec l'herbe al parco del Rivellino (passare lo spino a Molinaro)! Basta orchestrali e avanti orchestrine! Sdrindule ringrazia.
I dipendenti pubblici utilizzano la pausa pranzo, nell’ordine, per: fare sesso, fare la pennichella, fare la spesa, fare caciara, farsi una bruschetta, farsi un tiro, farsi un giro, farsi un collega, farsi le lasagne, farsi un trans, fare un pisolo, farsi un film. Questa l’evidente opinione del ministro di Avellino che vuole abolirla; il presidente Fontanini, al grido “Mole il bevi”, la vuole allungare alla sola condizione che si beva vino Friulano.
La fatica di vivere
Stramazzata al suolo da Pinter e ripresami con Solenghi, ma martoriata da una orchestra mitteleuropea, chiedo ai Signori della Corte di mandare per sempre in esilio tutta la cosiddetta cultura locale e di chiamare definitivamente Tarantino (Bastardi senza gloria) a far piazza pulita (Bill Kill) dei presidenti e amministratori pubblici per hanno cacciato questa terra nello spazio dell’irrilevanza. Invito i Signori della Corte ad esaminare anche la documentazione relativa a una campagna di promozione del vino locale dal titolo Mole il bevi (definizione che ha subito soppiantato il tradizionale cin cin) e una di sicurezza stradale rubricata sotto il titolo Piede facile.
Se qualche giudice vorrà dare un occhio a tutto questo sappia che sono una persona non informata sui fatti.
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