26 luglio 2009
25 luglio 2009
Come sottoscrivere la causa
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Il reparto cure palliative chiuso per ferie
Sembrava un paradosso da Hallowen l’annuncio che la “riorganizzazione programmata dei reparti ospedalieri per il periodo estivo” comprendeva anche un taglio netto a quei sei posti letto, voluti dalla gente attraverso una sottoscrizione pubblica e l’aiuto di privati buoni e volonterosi. E’ successo un po’ quel che accade quando della gente comune si mobilita per aiutare un bambino a curarsi all’estero e proprio prima dell’inizio del viaggio della speranza il bambino improvvisamente muore. Una beffa del destino, il sopravvento dell’imponderabile.
Le cure palliative e il reparto che le applica non rientrano però in una partita a dadi. Non consentono vittorie o sconfitte perché appartengono all’area del mistero dove le risposte aleggiano, ma non si posano.
Non avrei voluto capire, seguendo un letto con il suo macabro corredo di ossigeno e flaconi tintinnanti lungo un corridoio, che una riorganizzazione – termine fantozziano se liberato dalla sua contingente tragicità -, avesse potuto depennare per due mesi l’utilizzo dell’unico luogo deputato a familiarizzare con il tabù del fine vita: la parola morte è troppo tranchant, insopportabile per chi ritiene, sempre, di aver diritto ad almeno ancora un giorno di vita. Eppure l’OMS non è ricorso a giri di parole nel definire le cure palliative: “…forniscono il sollievo dal dolore e da altri gravi sintomi, sono garanti della vita e considerano la morte un processo naturale che non intendono affrettare né ritardare”, “…integrano gli aspetti psicologici e spirituali della cura dei pazienti e offrono un sistema di supporto per aiutare i malati a vivere nel modo più attivo possibile fino alla morte”, “…rispondono ai bisogni dei malati e delle famiglie, offrendo, qualora necessario, un intervento di supporto nella fase di elaborazione del lutto”. Poste in questi termini le cure palliative equivalgono alla speranza, parola altrettanto contraddittoria se applicata al momento della conclusione della vita. Eppure, chi approda a quel reparto (in tutte le stagioni, estate esclusa) lo fa perché è al termine di un percorso, a volte lunghissimo, di sofferenza fisica e psichica. E vede paradossalmente in quelle stanze una prospettiva di pace, di possibile assenza di dolore. E’ in questa fase di vaga ebbrezza che si abbatte la mannaia dell’economia della salute per la quale un posto letto liberato è un risparmio assicurato; e non sono esclusi vantaggi e benefits per i primari più virtuosi, quelli che… “una flebo e via”. L’Ospedale, in questa ottica, diventa un pit stop a cui segue un’ assistenza domiciliare o un parcheggio, spesso definitivo, in una cosiddetta Rsa che, per quanto riguarda Udine, equivale alla Quiete, casa di riposo sovente eterno (Eluana Englaro docet). La procedura fissata dai contabili del dolore prevede che i malati “stabilizzati” (ma non ci sono medici in grado di dire in termini incontrovertibili se un malato lo è o meno) se ne stiano a casa propria con la scorta di ossigeno e quella di morfina e, se proprio vogliono, anche con un bel letto articolato quasi identico a quello ospedaliero. Perché mai, ad esempio, non trasformare un grazioso miniappartamento di una quadrifamigliare di periferia in un efficiente e provvisorio reparto di oncologia ? I servizi sono garantiti da medici e infermieri ambulanti: una manna per chi pensa che il miglior capolinea della vita sia la propria abitazione dove nessuno verrà preventivamente a controllare se c’è un impianto di condizionamento, se ci sono i requisiti oggettivi per ospitare un malato gravissimo (bambini, anziani, donne in gravidanza, superficie calpestabile, disponibilità psicologica a farsi carico di una tragedia).
E se la situazione da grave diventasse gravissima? Se cioè i parenti avvertissero, magari sbagliando, in un respiro anomalo un indizio della fine? Il ragioniere della salute ha pensato a tutto: si chiama il 118 e ci si fa ricoverare in ospedale tornando così alla casella di partenza passando, elemento che potrebbe far retrocedere drammaticamente la partita, dal pronto soccorso dove farsi assegnare il codice verde bianco o rosso.
Ho visto malati, con dolori acuti e insopportabili, stazionare per ore in quel cono d’ombra che è il pronto soccorso dove la direttiva è di limitare al minimo i ricoveri. I “fortunati” che sono stati poi dirottati in un reparto hanno potuto finalmente approdare alla morfina dopo essersi intossicati con farmaci blandi, inutili e soggetti alle valutazioni ballerine dei medici di passaggio sin lì interpellati.
Ho visto malati rimbrottati perché non avevano attivato l’ADI, una scoperta per loro che, pur in fase terminale, pensavano bastasse la bonomia del medico di base e qualche richiesta di consiglio telefonico al day hospital o alla introvabile guardia medica.
Ho visto ammalati terminali giudicati dimissibili o trasferibili (a casa o nella Rsa) a fronte di un quadro clinico devastante di cui erano più consapevoli essi stessi dei vari medici in transito.
Il reparto Cure Palliative è stato voluto, così era stato detto, per tenere accesa una luce là dove ormai ci sono solo ombre davanti alle quali la cultura occidentale ci ha insegnato solo ad aver paura. Non è un optional, quel reparto, in un territorio dove la realizzazione di un hospice è oggetto di battaglia politica per mantenere discutibili equilibri di potere. E soprattutto è un reparto che coincide drammaticamente proprio con l’hospice perché la sua funzione non è curare, ma accogliere. Tutto ciò però non basta, per gli aziendalismi della salute, a giustificarne l’apertura durante tutti i mesi dell’anno e, se viene deciso di appendere – come in qualsiasi azienda metalmeccanica –, il cartello “chiuso per ferie” le opzioni Adi e Rsa ritornano trionfalmente in campo e spacciate per privilegi anche a chi chiede, con un fil di voce, di restare lì.
E a nulla vale il desiderio espresso di non salire più su un’ambulanza, o di finire in un altro posto sconosciuto o di tornare in quella casa dove si è conosciuto solo il dolore. La procedura è inequivocabile: i letti devono essere liberati, bisogna far lavorare il colosso internazionale a cui fa capo Medicasa, bisogna alimentare i posti letto della Rsa che forse, chi l’avrebbe mai detto, è l’hospice occulto e inadatto di un sistema sanitario che gioca con i dadi del Potere che, dove ci sono i deboli, gli ammalati, può finalmente e tragicamente trionfare.
23 giugno 2009
18 giugno 2009
Referendum I quesito: Premio di maggioranza alla lista più votata - CAMERA
Gli effetti di una eventuale vittoria del SI
L'impossibilità di coalizzarsi combinata con il premio di maggioranza al partito più forte e con le nuove soglie significherebbe la fine degli "accordi di programma" tra le diverse forze.
L'accentuazione del profilo a vocazione maggioritaria dei singoli partiti.
Il taglio netto delle "ali", sulla destra e sulla sinistra.
La radicale semplificazione del quadro parlamentare post-elettorale. In sostanza, due o tre partiti al massimo.
Adattando questo schema all'attuale quadro politico, Berlusconi potrebbe governare con una sicura maggioranza senza la Lega di Bossi.
Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, titolato "Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei Deputati", limitatamente alle seguenti parti:
art. 14-bis, comma 1: "I partiti o i gruppi politici organizzati possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste da essi rispettivamente presentate. Le dichiarazioni di collegamento debbono essere reciproche.";art. 14-bis, comma 2: "La dichiarazione di collegamento è effettuata contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14. Le dichiarazioni di collegamento hanno effetto per tutte le liste aventi lo stesso contrassegno.";
art. 14-bis, comma 3, limitatamente alle parole: "I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.";
art. 14-bis, comma 4, limitatamente alle parole "1, 2 e";
art. 14-bis, comma 5, limitatamente alle parole: "dei collegamenti ammessi";
art. 18-bis, comma 2, limitatamente alle parole: "Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell’art. 14-bis, comma 1, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell’art. 14.";
art. 24, numero 2), limitatamente alle parole: "alle coalizioni e";
art. 24, numero 2), limitatamente alle parole: "non collegate";
art. 24, numero 2), limitatamente alle parole: ", nonché per ciascuna coalizione, l’ordine dei contrassegni delle liste della coalizione";
art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione";
art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "di seguito, in linea orizzontale, uno accanto all’altro, su un’unica riga";
art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "delle coalizioni e";
art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "non collegate";
art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "di ciascuna coalizione";
art. 83, comma 1, numero 2): "2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste che compongono la coalizione stessa, nonché la cifra elettorale nazionale delle liste non collegate ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi;";
art. 83, comma 1, numero 3), lettera a): "a) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 10 per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validi espressi ovvero una lista collegata rappresentativa di minoranze linguistiche riconosciute, presentata esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbia conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione;";
art. 83, comma 1, numero 3), lettera b), limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "non collegate";
art. 83, comma 1, numero 3), lettera b), limitatamente alle parole: ", nonché le liste delle coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a) ma che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4 per cento dei voti validi espressi ovvero che siano rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione";
art. 83, comma 1, numero 4), limitatamente alle parole: "le coalizioni di liste di cui al numero 3), lettera a), e";
art. 83, comma 1, numero 4), limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o";
art. 83, comma 1, numero 4), limitatamente alle parole: "coalizioni di liste o";
art. 83, comma 1, numero 5), limitatamente alle parole: "la coalizione di liste o";
art. 83, comma l, numero 6): "6) individua quindi, nell’àmbito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui al numero 3), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validi espressi e le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione, nonché la lista che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale tra quelle che non hanno conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validi espressi;";
art. 83, comma 1, numero 7): "7) qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo, procede, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista di cui al numero 6). A tale fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali nazionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4). Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio. A ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), sono attribuiti i seggi già determinati ai sensi del numero 4);";
art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole: "varie coalizioni di liste o";
art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole: "per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali di tutte le liste che la compongono per il quoziente elettorale nazionale di cui al numero 4), ottenendo così l’indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alle liste della coalizione medesima. Analogamente,";
art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o";
art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizioni di liste o";
art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole: "coalizioni o";
art. 83, comma 1, numero 9): "9) salvo quanto disposto dal comma 2, l’Ufficio procede quindi all’attribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi spettanti alle liste di ciascuna coalizione. A tale fine, determina il quoziente circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste dividendo il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste di cui al numero 6) per il numero di seggi assegnati alla coalizione nella circoscrizione ai sensi del numero 8). Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide quindi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista della coalizione per tale quoziente circoscrizionale. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati alle liste seguendo la graduatoria decrescente delle parti decimali dei quozienti così ottenuti; in caso di parità, sono attribuiti alle liste con la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest’ultima, si procede a sorteggio. Successivamente l’Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi ad essa attribuito ai sensi del numero 7). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre liste, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali inoltre le liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Conseguentemente, assegna i seggi a tali liste. Qualora nella medesima circoscrizione due o più liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata. Nel caso in cui non sia possibile fare riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla lista eccedentaria vengono sottratti i seggi in quelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alle liste deficitarie sono conseguentemente attribuiti seggi in quelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate.";
art. 83, comma 2, limitatamente alle parole: "la coalizione di liste o";
art. 83, comma 2, limitatamente alle parole: "coalizione di liste o";
art. 83, comma 2, limitatamente alle parole: "di tutte le liste della coalizione o";
art. 83, comma 3, limitatamente alle parole: "coalizioni di liste e";
art. 83, comma 3, limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o";
art. 83, comma 3, limitatamente alle parole: "coalizioni di liste o";
art. 83, comma 4: "L’Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le relative liste ammesse al riparto. A tale fine procede ai sensi del comma 1, numero 7), periodi secondo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo.";
art. 83, comma 5, limitatamente alle parole: "numero 6),";
art. 83, comma 5, limitatamente alle parole: "e 9)";
art. 83, comma 5, limitatamente alle parole: "coalizione di liste o";
art. 83, comma 5, limitatamente alle parole: "coalizioni di liste o";
art. 84, comma 3: "Qualora al termine delle operazioni di cui al comma 2, residuino ancora seggi da assegnare alla lista in una circoscrizione, questi sono attribuiti, nell’àmbito della circoscrizione originaria, alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora al termine di detta operazione residuino ancora seggi da assegnare alla lista, questi sono attribuiti, nelle altre circoscrizioni, alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente già utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente.";
art. 84, comma 4, limitatamente alle parole: "e 3";
art. 86, comma 2, limitatamente alle parole: ", 3"?».
1 giugno 2009
31 maggio 2009
26 maggio 2009
LA MIA AMICA ELISABETTA
23 maggio 2009
COME SARO DIMENTICO' E SOSTENNE COLLINO
FI+AN=PDL hanno deciso di votare compatti, per il Parlamento Europeo, il senatore Collino giunto, ahilui, al termine della sua carriera parlamentare (quattro legislature tra Montecitorio e Palazzo Madama).
Questa la genesi, più o meno, della candidatura dell'ex coll miss Coll.
Per finire a Strasburgo Isidoro Gottardo (ex Dc approdato a denti stretti in FI dove avrebbe dovuto vedersela, eccome! con l'immarcescibile Ferruccio Saro), avrebbe venduto l'anima al diavolo (amici ciellini permettendo) per fare la spola tra Strasburgo e Bruxelles dove comunque è già di casa (si è sempre impegnato - e non a caso - dei rapporti tra le regioni e il parlamento europeo).
Rinunciato alla corsa per la carica di presidente della Regione fortemente ostacolata dallo snaideriamo prima e tondofilo poi Ferruccio Saro, Gottardo si è visto appiccicare la carica di segretario regionale del neocostituito Pdl.
Non si è trattato proprio di un appiccicamento a sua insaputa, tant'è che Saro (sempre lui) era convinto di spuntarla ed è stato il primo a sorprendersi dalla decisione maturata nei piani alti di via dell'Anima (nomen omen). Accettando la carica di segretario regionale Gottardo si è praticamente autoescluso dalla corsa a Strasburgo ma ha precipitosamente (troppo) indicato come suo alterego il veneto Cancian, anche lui ex dc di vecchia data.
Che a Saro di Cancian non gliene importasse niente e che per lui fosse un ottimo assist lo si è capito immediatamente quando ha fatto ventilare che un appoggio così marcato a un esterno - un candidato cioè di "fuori" - avrebbe potuto costare al neo segretario regionale nientemeno che un repentino dimissionamento.
La vendetta è stata però offerta su un piatto troppo caldo, così caldo da consentire a Gottardo di non scottarsi le mani e di allinearsi alla scelta, che si andava delineando, di un candidato "regionale".
Che un socialista adulasse un fascista non si era mai visto. Ma comunque questo è successo e, sotterrate le asce da guerra, Saro - con la nota abilità - ha sotterrato anche il ricordo dei pesanti attacchi che gli aveva sferrato proprio il neo candidato europeo qualche mese prima.
Cambio di scena.
Saro sostiene apertamente Collino e dichiara apertis verbis che su di lui devono concentrasi le forze/anime del Popolo delle Libertà. L'unica concessione "esterna" è per la sua vecchia amica Lia Sartoni, parlamentare europea uscente alla quale concede qualche incursione locale.
Collino.
Quante possibilità ha l'on. Coll di essere eletto? Non molte perchè se la deve vedere con regioni importanti e vaste come il Veneto e l'Emilia Romagna dove di lui non gliene può interessar di meno. Però può fare l'en plein in Friuli (sarà impossibile eventualmente dirgli, alla fine, che il merito è di Berlusconi) nel qual caso può negoziare il suo futuro. Le opzioni per il finiano Coll sono due: o acciuffa la carica di presidente della Regione che Tondo è intenzionato ad abbandonare alla fine di questa legislatura (la vendetta si è compiuta) oppure, è lui a dirlo, non disdegnerebbe (e chi lo farebbe!) la presa di Palazzo D'Aronco dove i bookmaker continuano a percepire scricchiolii sempre più inquietanti.
Dopo i penosi tentativi di piazzare al vertice del comune di Udine, da parte del centrodestra, i famosi esponenti della società civile (Commessati prima - sponsor Renzulli - e Cainero poi - sponsor Saro) e l'improvvida candidatura/fantasma di Franz, si potrebbe tornare in questo modo alla Politica e dare alla città un governo a chi di governo se ne intende.
Sarà questo il plot della prossima saga politica friulana?
Le variabili aperte sono ancora molte. Innanzitutto non si è ancora ben capito come andrà a finire la vicenda Englaro (prudentemente, e non a caso, scomparso dai teleschermi in questo periodo elettorale) architettata da Saro intenzionato a fare almeno il Loris Fortuna 2 dei diritti civili. Saro inoltre, tanto per restare su temi scivolosi, si è fatto sfuggire di mano il suo grande alleato Lombardo che oltre ad accordarsi con la Destra di Storace sta tentando di azzerare la giunta siciliana mentre in loco è rappresentato dalla rediviva (forse grazie proprio a Saro) Valeria Grillo, in qualche modo connessa con lo scalcitante Volpe Pasini.
Inghiottiti i rospi, se Collino ha un buon risultato elettorale non potrà non essere grato a Saro che, per "amor suo", ha anche rischiato la rottura definitiva (in politica di definivo in realtà non c'è niente) con Gottardo del quale, a quel punto, potrebbe chiedere la testa e insediarsi (o far insediare un amico) al posto suo.
Ohibò! Credevo di aver scritto una cosa diversa da solito e invece è sempre la solita storia!
27 aprile 2009
MALI DI STAGIONE
Honsell si è pentito di non essere rimasto all'Università. L'attuale occupazione è assi meno "affascinante" della precedente e talvolta avverte di essere caduto dalla padella alla brace.
Tondo si appresta, con il cuore a pezzi, a rimpastare la Giunta.
Bay bay Debora!

L'ennesimo treno del Pd ha fatto tappa a Udine con il segretario Franceschini che ha lanciato definitivamente la Serracchiani alle elezioni europee (se non la piazzano in lista subito dopo l'ottuagenario Berlinguer rischia di non avere storia; sarà interessante vedere come la prendono i rossi compagni emiliani).
Il lancio è avvenuto tra pochi intimi, alcuni dei quali con il fegato in patè dopo aver visto sfumare la ghiotta occasione di andare in pensione nel nord europa con uno stipendio di 144.084,36 euro annui al netto di tutti i rimborsi per la partecipazione alle sedute, commissioni, benefits eccetera eccetera.
La bile era comunque parzialmente compensata dall'idea di togliersi dai piedi una dichiarata rompiscatole. Bay bay Debora!!!!
26 aprile 2009
GOTTARDO O MORTE!!!

E' ufficialmente scattata l'offensiva delle truppe friulgiuliane contro quelle gottardiane. All'origine del conflitto, che vede coinvolti i soliti noti ex Fi +ex An, è l'improvvida nomina, da parte dei vertici romani del Pdl, di Isidoro Gottardo a coordinatore regionale del neo pluspartito.
La decisione romana è stata così maldigerita dalle forze forziste da indurle, dapprima a dichiarare che si trattava di un incarico a tempo e, quindi, di invitarlo senza giri di parole a farsi subito da parte. I motivo? Per i sobillati da Saro, il forzista del Noncello - ex dc doc - ha iniziato malissimo il suo mandato aprendo all'eventualità che il capolista alle europee sia un veneto e non - come strumentalmente era stato chiesto a Dipiazza - un friulano.
Si dà il caso, e la cosa è ben nota da tempo, che proprio Gottardo aspirasse - negli anni del suo maggior splendore - a uno scranno a Bruxelles. Così si spiega il suo gran daffare nelle diverse commissioni europee dove, pare, abbia già acquisito un certo credito.
Sostenuto dall'ambiente cattolico e amatissimo dai ciellini, all'on. Isidoro - indimenticato e indimenticabile sindaco democristiano di Sacile -, gli incarichi regionali sono sempre stati piuttosto stretti soprattutto avendo come avversario storico il temutissimo e astuto Ferruccio Saro insuperabile in materia di trappole e trabbocchetti.
Contro Gottardo si è mossa, come un sol uomo, tutta la nomenclatura ex psi/fi/an pilotata dall'austuto di Martignacco che, reduce dagli intrighi dell'affaire Englaro, ha bisogno di recuperare credibilità nei piani alti di via dell'Umiltà (nomen omen).
Lo sbarramento di fuoco lanciato dal Friuli e giù giù sino a Gorizia e Trieste, ha l'obiettivo di pensionare l'abilissimo Gottardo che, tramando al di là del Tagliamento, si è visto appuntare al petto una medaglia d'argento direttamente dalle mani di Berlusconi.
L'astuzia di Saro&c. sta nell'averlo invitato a candidare sè stesso al parlamento europeo. Con due obiettivi: 1. costringerlo a dimettersi immediatamente dalla carica di segretario regionale, 2. esporlo alla figuraccia alla quale andrebbe incontro nel caso in cui Berlusconi gli rispondesse picche.
Però potrebbe anche darsi che a Gottardo di fare il coordinatore regionale non gliene importi un fico secco e che le manovre per raggiungere questa carica altro non siano state se non un modo per ottenere esattamente quello che Saro e gli altri oggi reclamano (pensando di fargli un torto).
Potrebbe perciò succedere che effettivamente Gottardo venga candidato after the Chief nella lista del nord est uscendo così alla grande dalla scena regionale ed approdando alla sua amata e ben conosciuta Bruxelles con tutti i galloni al posto giusto.
Il tutto grazie anche alla benevolenza e l'intercessione del ministro Renato Brunetta debitore nei confronti di Gottardo dei voti ottenuti nel pordenonese quando a candidarsi alle europee era stato proprio lui.
Insoma, la guerra impazza tra due schieramenti che mai come ora esplicitano le loro origini rispettivamente socialiste e democristiane.
Saro certamente non se la spassa benissimo. Il suo sodale Lombardo naviga verso la destra di Storace ed Englaro (l'uomo più odiato da Bruno Vespa) gli ha portato più rogne che onori. Certo è che gli amici si vedono nel momento del bisogno e mai come ora si sono dimostrati compatti (compresi quelli che fino all'altra settimana l'avrebbero volentieri messo al bando da ogni istituzione politica mondiale) nel tentativo di scalzare Gottardo.
Quali saranno i risultati di questa disputa lo si saprà a breve. Gottardo non ha un analogo manipolo di amici in regione, ma dispone di una fittissima rete di relazioni nazionali e internazionali che potrebbe rivelarsi determinante nel far pendere la lancetta della fortuna politica dalla sua parte. Lo scontro è tra due potenze, entrambe esperte ed entrambe disposte a giocarsi il tutto per tutto.
Se solo sapessero quanto poco importa al loro capo Berlusconi di quello che accade in questo lembo di provincia!!!!
23 aprile 2009
A CHI GIOVA IL SONDINO

Mentre il PD è impegnato in una scientifica attività di karakiri l'Udc casiniano propone come candidato alle europee, il neurologo Gigli (qui, giustamente a destra) catapultato sulla ribalta nazionale come strenuo difensore della (precaria) vita di Eluana Englaro.
Mentre qualche sventato dava per certa (all'epoca dei fatti) la candidatura di De Monte, Englaro stesso o qualche propaggine di Saro, l'Udc ha colto tutti di sorpresa facendo spuntare dal cilindro il nome del dottore pro-sondino.
Nel frattempo, dall'Aquila, Berlusconi organizza la sua strepitosa campagna elettorale. E lascia che in provincia se la vedano tra di loro gongolando all'idea che chi potrebbe davvero fare qualcosa all'interno dell'opposizione scelga di andarsene a Strasburgo a far flanella. Ben venga, pare dire il cavaliere, la nuova classe dirigente che crede di far politica dai paesi bassi, noto confino per scocciatori e politici terminali.
E quando Obama atterrerà con l'elicottero presidenziale (no Augusta: duro schiaffo per Finmeccanica) in uno spazio attrezzato vicino ad Onna il cavaliere capirà che al Quirinale non ci andrà perchè è lui a volerlo ma perchè sarà il furor di popolo ad insediarlo. Con il piccolo aiuto di Sonego, Franceschini e molti altri.
PARENTI SERPENTI

Commovente articolo in prima pagina del Messaggero Veneto, oggi, a firma di Ludovico Sonego (qui a sinistra, ahilui!) contro il serracchiano Veltroni.
L'avvocato DebEs (che potrebbe parlare in inglese, francese, spagnolo) ha buoni motivi per iniziare a pensare che essere candidati non basta per essere eletti.
